La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 4 gennaio 2012

Riuscita operazione distruzione commercianti dei centri storici



Foto: commercianti in Veneto, qualcuno viene favorito dalle amministrazioni comunali e qualcun altro aggredito e vessato: è ora che l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia mettano ordine in questa giungla di evarori in cui non sempre ha visto la Guardia di Finanza operare con serietà.

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I commercianti, attraverso le loro associazioni, per venti anni hanno messo in atto azioni “militari” contro le società civili finendo non solo per un aumento ingiustificato dei prezzi, ma condizionando le regole e le norme delle gestioni dei comuni fino ad emettere ordinanze criminali contro accattoni, senza tetto, poveracci che tentavano di sopravvivere.
Furono i commercianti i maggiori istigatori delle “ronde padane” e della caccia agli immigrati che qui, specialmente in Veneto, ha visto i comuni operare massicciamente contro le persone deboli attraverso i vigili urbani spesso trasformati in vere e proprie bande di picchiatori. Vigili urbani usati per “contrastare” fenomeni di disperazione, come la droga, o usati per l’aggressione alle donne che si offrono in strada e che costoro chiamano prostituzione.
Ai “tavoli di contrattazione” le associazioni commercianti deridevano le associazioni di operai e di pensionati che reclamavano migliori condizioni di lavoro e migliori condizioni sociali.
I cittadini, impossibilitati a rivendicare i loro diritti e i principi propri della Costituzione, hanno risposto alla tensione che li voleva “schiavi” dei commercianti, impiegando in maniera diversa il loro denaro. I cittadini hanno messo in atto un’azione virtuosa di rivendicazione dei propri diritti sfruttando le pieghe e le occasioni di “sopravvivenza” che, nel loro insieme, hanno rappresentato un’azione di distruzione delle strutture degli associati ai commercianti: dalla confcommercio a tutte le altre sigle.

Per questo motivo, in questi giorni di festa che hanno sempre rappresentato il massimo guadagno per i commercianti, le vendite al dettaglio sono crollate. Sia nei pranzi natalizi che nei regali e nella festa di fine e inizio anno.
Da un lato i disoccupati che si suicidano e dall’altro lato i commercianti, specialmente quelli dei centri storici più legati all’odio del crocifisso e più funzionali alla distruzione sociale messa in atto dalla chiesa cattolica, stanno chiudendo massicciamente.
Ogni città vede la distruzione delle associazioni dei commercianti attraverso le proprie peculiarità e le proprie caratteristiche, ma il fenomeno è generalizzato in tutta Italia. Nel Veneto vede i centri storici spopolarsi e una ricerca continua dei cittadini di “migliori condizioni di vita”. Nello stesso tempo, proprio per l’abbandono dei centri storici, questi si riempiono di emarginati che tentano di sopravvivere. Quando noi si veniva bastonati dalla Polizia perché si rivendicava il diritto ad un parco cittadino, le amministrazioni comunali hanno aspettato venti anni per riconoscere l’esigenza della città ad avere parchi cittadini. Solo che dopo venti anni i nostri bisogni e il nostro abitare la città era cambiato e ora, i parchi cittadini, sono abitati da extracomunitari ed emarginati che tentano di sopravvivere,
I sindaci che davano la caccia all’extracomunitario che lavorava, per rapinarlo (possibilità di pagare multe) ora si devono confrontare con persone che non possono rapinare perché la loro indigenza è tale che non consente loro di pagare nulla.
La cronaca ci racconta:

IN VIA Martiri LIBERTA’ E DINTORNI
Negozi, raffica di chiusure: aprono banche
La congiuntura economica mette in ginocchio i negozianti trevigiani. Un gran numero di esercizi del centro storico ha chiuso i battenti e altrettanti si preparano a farlo, piegati dai costi eccessivi...

La congiuntura economica mette in ginocchio i negozianti trevigiani. Un gran numero di esercizi del centro storico ha chiuso i battenti e altrettanti si preparano a farlo, piegati dai costi eccessivi di affitti e parcheggi e dalla sempre minore affluenza di clienti.
Via Martiri della Libertà è un esempio emblematico. Nell’ultimo anno in questa arteria centrale e nelle strade attigue avevano fatto capolino alcuni negozi nuovi. “Augusto Cuomo” al civico20, aperto soltanto lo scorso maggio, “3 Chic” (luglio 2010) e “JOD” (dicembre 2010) nella perpendicolare via Santa Margherita, sono alcuni degli ultimi arrivi che potevano lasciar presagire l’avvento di una stagione nuova per il commercio cittadino, capace di spazzare via gli strascichi negativi del biennio appena trascorso. Le cose sembrano invece andare diversamente. Ora una serie di negozi cesserà di lavorare. Alcuni di questi facevano parte dei recentissimi innesti: è il caso di “Bella Dentro Italia” di Michela Maisano, avviato solo a maggio del 2010 ma già pronto a una grande svendita di liquidazione totale; ma si apprestano alla chiusura anche diversi negozi storici, entrati ormai di diritto nella geografia cittadina, i riferimento per generazioni di acquirenti: se da qualche tempo si nota, per le sue dimensioni e per la posizione d’angolo particolarmente felice che occupava, l’assenza del negozio “Blunauta” all’incrocio con Via Indipendenza. Lì sta aprendo Veneto banca, ennesima filiale di un istituto di credito.
A breve scompariranno altre insegne di spicco: il rivenditore di tappeti “Tabriz Carpet”, quello di vestiario “Rubinacci” e il negozio di abbigliamento da montagna “Mountain Adventures”, davanti al quale era stato costretto a chiudere, solo duenmesi fa, il bar “I vitelloni”. I negozianti della zona, preoccupati e delusi, non hanno dubbi: la colpa è dell’amministrazione comunale. «Vogliono far morire la città – accusa Paola Moro, responsabile di “Noi Donne”, altro negozio di Via Martiri – Hanno spostato fuori dal centro tutte le istituzioni che attiravano la gente. Non si rendono conto del danno che ci procurano? E poi organizzano manifestazioni che paralizzano il centro, come quella per la Protezione Civile, e di sabato pomeriggio poi...».
Elena Sbrojavacca

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/12/31/news/negozi-raffica-di-chiusure-aprono-banche-1.3005266

A Venezia non è diverso:

Crisi e centri commerciali «Così i negozi chiudono»
Serrande giù in via Verdi e Riviera, Confesercenti chiede una riqualificazione Bettin: «La grande distribuzione a Tessera darebbe un colpo mortale alla città»

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/12/20/news/crisi-e-centri-commerciali-cosi-i-negozi-chiudono-1.2871162


Ci sono pure dei tentativi di sopravvivenza da parte di alcuni commercianti prima di finire fra i barboni che chiedono la carità ai semafori:

La grande morìa dei negozi sottocasa
E i commercianti fanno il porta a porta I consumi, secondo i dati della Confesercenti, vanno peggio delle previsioni e la ripresa tarda. Il risultato è un forte restringimento del numero di esercizi in attività. Il negoziante che fallisce, se può, si ricicla nelle vendite a domicilio o nel commercio ambulante, entrambi fenomeni in crescita
03.01.2012
ROMA - In quello che per dodici anni è stato il negozio di informatica di Giulio Credazzi, a Roma, non c'è solo una saracinesca chiusa, ce ne sono tre. Perché era un negozio grande, e con molti dipendenti. A un certo punto, però, le cose non sono andate più bene: "Prima è arrivato il centro commerciale, che ha avuto un impatto devastante sulla nostra attività, e così abbiamo cominciato a perdere il 10% l'anno. A un certo punto si è aggiunta la crisi: le perdite si sono sommate, siamo passati dal 30 al 40 al 50%. Per giunta la proprietaria ci ha chiesto un aumento, e allora ho deciso di chiudere". Adesso Credazzi si occupa di servizi informatici, a domicilio: ripara computer, fornisce software, pezzi di ricambio. Il suo negozio è rimasto chiuso: a distanza di due anni, non lo vuole nessuno. I clienti però non mancano e, non essendoci più le spese del negozio, i margini di guadagno sono tornati accettabili.

Anche Roberto Carletti, romano, dopo il fallimento del suo negozio ha cambiato filosofia: "Quando avevo il negozio, aspettavo i clienti. Adesso vado da loro". Carletti era approdato al commercio dopo aver fatto altri lavori: la sua era un'aspirazione coltivata da tanto tempo. Gli è andata male: "Vendevo articoli per la casa, ma in negozio c'era sempre poca gente, poco movimento, poco incasso; l'affitto correva, la merce andava riacquistata, perché era un'attività nella quale bisognava avere sempre tutto: il gioco non valeva la candela". Allora ha chiuso, e a quel punto ha colto al volo un'opportunità offerta dalla Vorwerk Folletto: si è reinventato venditore a domicilio, e adesso, dopo qualche anno, è capovendita, ha alle sue dipendenze sei venditori, ed è entusiasta del suo lavoro.

Tratto da:
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/01/03/news/negozifallitiuno_negozifallitidue-26335984/?inchiesta=/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/01/03/news/giu_la_saracinesca-26339396/&ref=HREC1-4
La strategia di sopravvivenza dei cittadini, aggrediti e vessati dai commercianti, se da un lato appare come la risposta a condizioni di crisi economica, dall’altro lato è evidente una strategia di sopravvivenza non tanto per le condizioni in atto, ma per le condizioni in prospettiva. Distruggere il commercio sotto casa per costringere il commercio ad sbassare i prezzi:

BELLUNO
Crollo dei consumi alimentari
«Neanche Natale s’è salvato»
Dal Pont (Ascom): «Risparmi sul cibo, non era mai successo. Dato che sorprende e deve far riflettere»

BELLUNO — Altro che avanzi del cenone o bagordi di Natale. Neppure il record di città con la spesa natalizia più economica di tutto il Veneto è bastato a Belluno come antidoto alla crisi per invogliare le famiglie a non risparmiare, perlomeno sui prodotti alimentari. Lo dimostrano i primi riscontri sugli acquisti effettuati dai bellunesi in tutto il mese di dicembre e in particolar modo nella settimana che ha preceduto il Natale, a conferma di una netta flessione anche e soprattutto in questo settore. Non solo risparmio su regali e articoli non di prima necessità, dunque, ma anche su cibo e prodotti alimentari. La conferma arriva da Andrea Dal Pont, presidente della Consulta Ascom di Belluno, che non ha dubbi nel fare un primo bilancio sugli acquisti fatti dai bellunesi, almeno in questa prima parte delle feste natalizie. «La flessione c’è stata e si è fatta sentire in particolar modo nel settore alimentare - assicura Dal Pont - I bellunesi hanno cercato il risparmio persino sul cibo: è un dato che sorprende e deve far riflettere».
Difficile per il momento fare una stima precisa della percentuale di flessione in atto, ma il calo c’è stato e non è da poco, come riferito da numerosi commercianti allarmati per i mancati introiti del periodo più favorevole dell’anno. «Dare un dato ufficiale è per ora impossibile - spiega Dal Pont - ma per rendere bene l’idea sulla situazione è sufficiente dire che martedì, al rientro nel mio negozio di frutta e verdura dopo due giorni di chiusura, nonostante negli scorsi anni fossi stato puntualmente sommerso di richieste, mi sono invece ritrovato con pochissimi clienti e gran parte della merce invenduta. Non me l’aspettavo e lo ritegno un segnale molto grave della crisi in atto anche tra i commercianti bellunesi». Il drastico calo negli acquisti di generi alimentari in provincia stride ulteriormente se confrontato con la recente stima di «Adico» («Associazione difesa consumatori») con cui Belluno era stata classificata come città dalla spesa di Natale più economica del Veneto. A nulla è servito avere persino il paniere più «abbordabile» della regione con i prezzi più bassi per prodotti tipici natalizi: la flessione c’è stata e nel settore degli alimentari, almeno per Belluno, si tratta di una prima assoluta.

Bruno Colombo
28 dicembre 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/cronaca/2011/28-dicembre-2011/crollo-consumi-alimentari-neanche-natale-s-salvato-1902679151012.shtml

La storia si ripete: ora tocca ai commercianti:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Ora è inutile che Beppe Grillo chieda le ragioni del disagio che portano i commercianti all’avversione per l’Agenzia delle Entrate. Deve cessare quel patto scellerato fatto dalla Democrazia cristiana negli anni ’70 per fermare il disagio sociale dovuto alla distruzione delle fabbriche in cambio di impunità per i delitti di lavoro nero ed evasione fiscale per chi si apriva partita IVA. E’ bene che i commercianti paghino tutto, come pagano tutto i barboni, gli zingari e gli emarginati in questo paese.

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

04 gennaio 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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