La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 27 ottobre 2012

Karl Marx e lo schiavismo di Gesù nelle azioni di Mario Monti, Passera, Clini e altri del Governo Italiano

Il progetto sociale di Monti, Passera, Clini, Riccardi e altri è quello di riaffermare le regole sociali imposte dai cristiani e dai cattolici per secoli nel trasformare gli individui in oggetti di possesso. I cristiani e la chiesa cattolica hanno sempre aggredito gli Esseri Umani nell’uso del loro corpo e della loro vita facendo dello schiavismo e della istruzione fisica degli individui un elemento caratteristico della loro ideologia religiosa voluta dal loro Gesù (che fa degli schiavi oggetti di cui parla in quanto schiavi legittimi di un padrone) e del loro dio padrone che, come Monti, Passera, Fornero, Riccardi o Clini pensano di non dover rispettare nessuna legge e tentano di disarticolare la Costituzione negli articoli fondamentali: come il tentativo di Clini di perpetuare il massacro dei tarantini per difendere interessi criminali (come del resto hanno fatto i ministri precedenti che, sapevano ma non solo non sono intervenuti, ma hanno collaborato con il genocidio).

E’ necessario capire da dove nasce la ferocia di ministri che dovrebbero affrontare una crisi economica e, invece, intervengono nel sistema dei diritti Costituzionali.
La ferocia appartiene a scuole economiche che hanno bisogno di occupare lo Stato per imporre norme giuridiche favorevoli alla ricostruzione dello schiavismo. Che cosa intendo per schiavismo? Intendo ogni norma che, imposta mediante la legge, limiti in una qualche misura la struttura fondamentale dei diritti della nostra carta Costituzionale. Intendo ogni omissione, da parte delle strutture Istituzionali dei doveri loro imposti dai primi otto articoli della Costituzione.

E’ evidente che dalla situazione economica delle classi subalterne del XV, XVI, XVII secolo sono diverse dalle situazioni in cui si violano i principi Costituzionali attuali. Anche se forti violazioni dei principi Costituzionali vengono imposti per legge, alle persone appare assurdo ritornare alle condizioni di relazione economica delle classi subalterne di quei secoli. Eppure, anche se le condizioni oggi appaiono diverse, ogni limitazione del diritto Costituzionale è figlia del cristianesimo e della chiesa cattolica. Di come il cristianesimo e la chiesa cattolica hanno costretto gli uomini per secoli. Ogni più piccola violazione fatta dalla legge del diritto Costituzionale è un atto di eversione dell’ordine democratico che andrebbe perseguito con l’ergastolo perché tale atto riassume in sé tutto l’orrore sociale dal qual la nostra Costituzione è emersa.

Riporto la situazione delle classi sociali subalterne ripreso dal Capitale di Karl Marx pag. 797-805 Libro Primo Editori Riuniti 1994

Legislazione sanguinaria contro gli espropriati dalla fine del secolo XV in poi. Leggi per l'abbassamento dei salari.

Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l'espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D'altra parte, neppure quegli uomini lanciati all'improvviso fuori dall'orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l'Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. I padri dell'attuale classe operaia furono puniti, in un primo tempo, per la trasformazione in vagabondi e in miserabili che avevano subìto. La legislazione li trattò come delinquenti “volontari” e partì dal presupposto che dipendesse dalla loro buona volontà' continuare a lacerare o meno nelle antiche condizioni non più esistenti.

In Inghilterra questa legislazione cominciò sotto Enrico VII. Enrico VIII, 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e “mettersi al lavoro” (to put himself to labour). Che ironia crudele!

Da Enrico VIII, viene ripetuto lo statuto precedente, inasprito però da nuove aggiunte. Quando un vagabondo viene colto sul fatto una seconda volta, la pena della frustata deve essere ripetuta e sarà reciso mezzo orecchio; alla terza ricaduta invece il vagabondo dev'essere considerato criminale indurito e nemico della comunità e giustiziato come tale.

Edoardo VI: uno statuto del suo primo anno di governo, 1547, ordina che se qualcuno rifiuta di lavorare dev'essere aggiudicato come schiavo alla persona che l'ha denunciato come fannullone. Il padrone deve nutrire il suo schiavo a pane e acqua, bevande deboli e scarti di carne a suo arbitrio. Ha il diritto di costringerlo a qualunque lavoro, anche al più ripugnante, con la frusta e con la catena. Se lo schiavo si allontana per 15 giorni, viene condannato alla schiavitù a vita e dev'essere bollato a fuoco sulla fronte o sulla guancia con la lettera S; se fugge per la terza volta, dev'essere giustiziato come traditore dello Stato. Il padrone lo può vendere, lasciare in eredità, affittarlo a terze persone come schiavo, alla stregua di ogni altro bene mobile o capo di bestiame. Se gli schiavi intraprendono qualcosa contro il padrone, anche in tal caso saranno giustiziati. I giudici di pace hanno il compito di far cercare e perseguire i bricconi, su denuncia. Se si trova che un vagabondo ha oziato per tre giorni, sarà portato al suo luogo di nascita, bollato a fuoco con ferro rovente con il segno V sul petto, e adoprato quivi, in catene, a pulire la strada o ad altri servizi. Se il vagabondo dà un luogo di nascita falso, rimarrà per punizione schiavo a vita di quel luogo, dei suoi abitanti o della sua corporazione, e sarà marchiato con una S. Tutte le persone hanno il diritto di togliere ai vagabondi i loro figlioli e di tenerli come apprendisti, i ragazzi fino ai 24 anni, le ragazze fino ai 20. Se scappano, dovranno essere schiavi, fino a quell'età, dei maestri artigiani che possono incatenarli, frustarli, ecc., ad arbitrio. Ogni padrone può metter al collo, alle braccia o alle gambe del suo schiavo un anello di ferro per poterlo conoscere meglio e per esserne più sicuro.

L'ultima parte di questo statuto prevede che certi poveri debbano ricevere occupazione presso il luogo o presso gli individui che dan loro da mangiare e da bere e che sono disposti a trovar loro lavoro. Questa specie di schiavi della parrocchia si è conservata in Inghilterra fin al XIX secolo molto inoltrato, col nome di roundsmen (uomini a disposizione).
Elisabetta, 1572: i mendicanti senza licenza e di più di 14 anni di età debbono essere frustati duramente e bollati a fuoco al lobo dell'orecchio sinistro, se nessuno li vuoi prendere a servizio per due anni; in caso di recidiva e quando siano al di sopra dei diciotto anni debbono essere giustiziati, se nessuno li vuoi prendere a servizio per due anni; ma alla terza recidiva debbono essere giustiziati come traditori dello Stato, senza grazia. Statuti simili: 18, Elisabetta, c. 13 e 1597.
Giacomo I. Una persona che va attorno chiedendo elemosina viene dichiarata briccone e vagabondo. I giudici di pace nelle Petty sessions sono autorizzati a farla frustare in pubblico e a incarcerarla, la prima volta per sei mesi, la seconda per due anni. Durante l'incarceramento sarà frustata quante volte e nella misura che i giudici di pace riterranno giusta... I vagabondi incorreggibili e pericolosi debbono essere bollati a fuoco con una R sulla spalla sinistra e messi ai lavori forzati; se vengono sorpresi ancora a mendicare, debbono essere giustiziati, senza grazia. Queste ordinanze, che han fatto legge fino ai primi anni del secolo XVIII, sono state abolite soltanto da 12, Anna.

Leggi simili in Francia, dove alla metà del secolo XVII si era stabilito a Parigi un reame dei vagabondi (royaume des truands). Ancora nel primo periodo di Luigi XVI (ordinanza del 13 luglio 1777) ogni uomo di sana costituzione dai sedici ai sessant'anni, se era senza mezzi per vivere e senza esercizio di professione, doveva essere mandato in galera. Analogamente lo statuto di Carlo V dell'ottobre 1537 per i Paesi Bassi, il primo editto degli stati e delle città d'Olanda del 19 marzo 1614, il manifesto delle Province Unite del 25 giugno 1649, ecc.

Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato.

Non basta che le condizioni di lavoro si presentino come capitale a un polo e che all'altro polo si presentino uomini che non hanno altro da vendere che la propria forza-lavoro. E non basta neppure costringere questi uomini a vendersi volontariamente. Man mano che la produzione capitalistica procede, si sviluppa una classe operaia che per educazione, tradizione, abitudine, riconosce come leggi naturali ovvie le esigenze di quel modo di produzione. L'organizzazione del processo di produzione capitalistico sviluppato spezza ogni resistenza; la costante produzione di una sovrappopolazione relativa tiene la legge dell'offerta e della domanda di lavoro, e quindi il salario lavorativo, entro un binario che corrisponde ai bisogni di valorizzazione del capitale; la silenziosa coazione dei rapporti economici appone il suggello al dominio del capitalista sull'operaio. Si continua, è vero, sempre ad usare la forza extraeconomica, immediata, ma solo per eccezione. Per il corso ordinario delle cose l'operaio può rimanere affidato alle “ leggi naturali della produzione”, cioè alla sua dipendenza dal capitale, che nasce dalle stesse condizioni della produzione, e che viene garantita e perpetuata da esse. Altrimenti vanno le cose durante la genesi storica della produzione capitalistica. La borghesia, al suo sorgere, ha bisogno del potere dello Stato, e ne fa uso, per “regolare” il salario, cioè per costringerlo entro limiti convenienti a chi vuol fare del plusvalore, per prolungare la giornata lavorativa e per mantenere l'operaio stesso a un grado normale di dipendenza. È questo un momento essenziale della cosiddetta accumulazione originaria,

La classe degli operai salariati, che è sorta nella seconda metà del secolo XIV, formava allora e nel secolo successivo soltanto un elemento costitutivo molto ristretto della popolazione, e la sua posizione aveva una forte protezione nella proprietà contadina autonoma nelle campagne e nell'organizzazione corporativa nelle città. Tanto nelle campagne che nelle città padroni e operai erano socialmente vicini. La subordinazione del lavoro al capitale era solo formale, cioè il modo di produzione stesso non aveva ancora carattere specificamente capitalistico. L'elemento variabile del capitale prevaleva fortemente su quello costante. La richiesta di lavoro salariato cresceva dunque rapidamente ad ogni accumulazione del capitale, mentre l'offerta di lavoro salariato seguiva solo lentamente. Una parte notevole del prodotto nazionale, più tardi trasformata in fondo di accumulazione del capitale, allora passava ancora nel fondo di consumo dell' operaio.

La legislazione sul lavoro salariato, che fin dalla nascita mira allo sfruttamento dell'operaio e gli è sempre egualmente ostile man mano che progredisce, viene inaugurata in Inghilterra dallo Statute of Labourers di Edoardo III, 1349. Le corrisponde in Francia l'ordinanza del 1350, promulgata in nome di re Giovanni. Le legislazioni inglese e francese si svolgono parallelamente e sono identiche per il contenuto. Non ritorno sulla parte degli statuti operai che cerca di imporre un prolungamento della giornata lavorativa poiché questo punto è stato già esaminato (capitolo 8., 5). 

Lo Statute of Labourers fu promulgato per le insistenti lamentele della Camera dei Comuni. “ Prima”, dice ingenuamente un tory, “i poveri esigevano un salario così alto da minacciare l'industria e la ricchezza. Ora il salario è cosi basso da minacciare ancora l'industria e la ricchezza, ma in maniera diversa e forse più pericolosa di prima”. Venne stabilita una tariffa legale dei salari per la città e per la campagna, per il lavoro a cottimo e per quello a giornata. Gli operai rurali devono impegnarsi per un anno, quelli di città “ a mercato aperto”. Viene proibito, pena la prigione, di pagare un salario più alto di quello statutario, ma è punito più gravemente chi riceve il salario più alto che non chi lo paga. Così, ancora nelle sezioni 18 e 19 dello statuto degli apprendisti di Elisabetta viene punito con dieci giorni di prigione chi paga un salario più alto, ma è punito con ventun giorni chi l'accetta. Uno statuto del 1360 aggravava le pene e autorizzava addirittura il padrone a estorcere lavoro alla tariffa legale mediante costrizione fisica. Tutte le combinazioni, i contratti, giuramenti ecc. coi quali muratori e falegnami si vincolavano reciprocamente vengono dichiarati nulli. La coalizione fra operai viene trattata come delitto grave a partire dal secolo XIV fino al 1825, anno dell'abolizione delle leggi contro le coalizioni. Lo spirito dello statuto operaio del 1349 e dei suoi rampolli risplende chiaro nel fatto che viene imposto in nome dello Stato un massimo di salario, ma non, per carità!, un minimo.

Nel secolo XVI la situazione degli operai era, come si sa, molto peggiorata. Il salario in denaro saliva, ma non in proporzione del deprezzamento del denaro e del corrispondente aumento del prezzo delle merci. In realtà dunque il salario calava. Tuttavia le leggi miranti a tenerlo basso perduravano, e perdurava il taglio dell'orecchio e il bollo a fuoco per coloro “che nessuno voleva prendere a servizio”. Con lo statuto degli apprendisti 5, Elisabetta, c. 3, i giudici di pace ebbero il potere di stabilire certi salari e di modificarli a seconda delle stagioni e dei prezzi delle merci. Giacomo I estese questo regolamento del lavoro anche ai tessitori, filatori e a tutte le possibili categorie di operai 224; Giorgio II estese le leggi contro le coalizioni operaie a tutte le manifatture.

Nel periodo manifatturiero propriamente detto il modo di produzione capitalistico era divenuto abbastanza forte da render tanto inattuabile quanto superflua una regolamentazione legale del salario, ma non si volle rinunciare alle armi del vecchio arsenale in caso di necessità. Ancora 8, Giorgio 11, proibiva un salario giornaliero superiore ai 2 scellini 7 pence e mezzo ai garzoni dei sarti di Londra e dintorni, se non nel caso di lutto generale; ancora 13, Giorgio III, c. 68, affidava ai giudici di pace la regolamentazione del salario dei tessitori di seta; ancora nel 1796 ci volevano due giudici dei tribunali superiori per decidere se gli ordini dei giudici di pace sul salario lavorativo fossero validi anche per operai non agricoli; ancora nel 1799 un Atto del parlamento confermava che il salario degli operai delle miniere di Scozia era regolato da uno statuto di Elisabetta e da due Atti scozzesi del 1661 e del 1671. Ma un incidente senza precedenti alla Camera bassa inglese dimostrò quanto la situazione fosse rovesciata. Alla Camera dei Comuni, che da più di 400 anni aveva fabbricato leggi sul massimo che il salario non doveva assolutamente superare, il Whitbread propose nel 1796 un minimo di salario legale per gli operai giornalieri agricoli. Il Pitt si oppose, ma ammise che la “situazione dei poveri era crudele (cruel)”. Finalmente nel 1813 vennero abolite le leggi sulla regolamentazione dei salari. Esse erano un'anomalia ridicola, da quando il capitalista regolava la fabbrica con la sua legislazione privata e faceva integrare con la tassa dei poveri il salario dell'operaio agricolo fino al minimo indispensabile. Le disposizioni degli statuti operai sui contratti fra padroni e operai, sui licenziamenti a termine, ecc., che consentono la querela per rottura di contratto solo in un tribunale civile se contro il padrone, ma in tribunale penale se contro l'operaio, rimangono ancora in pieno vigore anche oggi.

Le atroci leggi contro le coalizioni sono cadute nel 1825 di fronte all'atteggiamento minaccioso del proletariato. Però caddero solo in parte. Alcuni bei residui dei vecchi statuti sono scomparsi solo nel 1859. E finalmente l'Atto del parlamento del 29 giugno 1871 pretende di eliminare le ultime tracce di quella legislazione di classe con il riconoscimento legale delle Trades' Unions. Ma un Atto del parlamento della stessa data (An act to amend the criminal law relating to oiolence, threats and molestation) ristabiliva di fatto la vecchia situazione in nuova forma. Con questo giuoco di prestigio parlamentare i mezzi dei quali gli operai possono servirsi in uno sciopero o in un lock-out (sciopero dei fabbricanti coalizzati con contemporanea chiusura delle fabbriche) venivano di fatto sottratti al diritto comune e posti sotto una legislazione penale eccezionale, la cui interpretazione spettava ai fabbricanti stessi nella loro qualità di giudici di pace. La stessa Camera dei Comuni e lo stesso signor Gladstone avevano con la nota onestà presentato due anni prima un disegno di legge per l'abolizione di tutte le leggi penali d'eccezione contro la classe operaia. Ma il disegno non fu fatto arrivare oltre la seconda lettura, e in tal modo la cosa fu trascinata per le lunghe finché alla fine il « grande partito liberale » trovò, per mezzo di un'alleanza con i tories, il coraggio di volgersi decisamente contro quello stesso proletariato che l'aveva condotto al potere. Non soddisfatto di questo tradimento, il « grande partito liberale» permise ai giudici inglesi, sempre compiacenti al servizio delle classi dominanti, di riesumare le leggi perente sulle “cospirazioni” e di applicarle alle coalizioni operaie. Si vede dunque che il parlamento inglese ha rinunciato solo di controvoglia e sotto la pressione delle masse alle leggi contro gli scioperi e le Trades' Unions, dopo aver tenuto esso stesso, per cinque secoli, con egoismo spudorato, la posizione di una Trade Union permanente dei capitalisti contro gli operai.

Fin dall'inizio della tempesta rivoluzionaria la borghesia francese osò sottrarre agli operai il diritto d'associazione che si erano appena conquistato. Con decreto del 14 giugno 1791 la borghesia dichiarò che ogni coalizione operaia era un “attentato contro la libertà e la dichiarazione dei diritti dell'uomo”, punibile con 500 livres di multa e con la privazione dei diritti civili attivi per un anno. Questa legge che costringe, con una misura di polizia statale, entro limiti comodi al capitale la lotta di concorrenza fra capitale e lavoro, è sopravvissuta a rivoluzioni e a cambiamenti dinastici. Perfino il Terrore la lasciò intatta. Solo di recente è stata cancellata dal codice penale. Non c'è niente di più caratteristico del pretesto di questo colpo di Stato borghese. Dice il relatore, Le Chapeliet: “Benché sia desiderabile che il salario diventi un po' più elevato di quello che è in questo momento, affinché colui che lo riceve sia fuori di quella dipendenza assoluta, causata dalla privazione dei mezzi di sussistenza necessari, che è quasi la dipendenza della schiavitù” gli operai non debbono tuttavia accordarsi sui loro interessi, non debbono agire in comune moderando così quella loro “assoluta dipendenza che è quasi schiavitù”, perché con ciò essi ledono appunto « la libertà dei loro ci – devant maitres, degli attuali imprenditori » (la libertà di mantenere gli operai in schiavitù), e perché una coalizione contro il dispotismo degli antichi padroni delle corpo- razioni - indovinate! - è un ristabilimento delle corporazioni abolite dalla costituzione francese!

Capitale di Karl Marx pag. 797-805 Libro Primo Editori Riuniti 1994

La società italiana si sta avviando a riproporre lo schiavismo cristiano contro la Costituzione della Repubblica. Certo, accusare i politici di azioni illegali e Costituzionali ci si espone alla violenza di denunce e di ritorsioni. Quando Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente della Repubblica, firma leggi illegali come il “decreto sicurezza” o il “Lodo Alfano” tentando di costruire e legittimare campi di detenzione per indigenti, come nella tradizione riportata da Karl Mark, e ha tentato di legittimare un principio della monarchia assoluta, il Lodo Alfano, contro i fondamenti della Costituzione, ha messo in atto comportamenti illegali. Il Presidente non è imputabile per gli atti che compie durante il suo mandato, questo dice la Costituzione, ma ciò non toglie che i suoi atti abbiamo una valenza di eversione dell’ordine democratico mettendo in pericolo l’intera società italiana. E' vero che la Corte Costituzionale ha abrogato tali leggi, o parti di legge, illegali, ma ciò non toglie che dalla firma del Presidente di tali leggi e la loro abrogazione i cittadini italiani sono vissuti in una Costituzione arbitrariamente e illegalmente sospesa.  Un Presidente che non ha chiaro che cos’è Costituzionale e che cosa non è Costituzionale è un individuo socialmente pericoloso che occupa un ruolo di grande responsabilità Istituzionale.


27 ottobre 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784

domenica 14 ottobre 2012

Resettare le emozioni tecnica e pratica dei cattolici nella tortura emotiva

Cosa succederà al bambino che la polizia di Padova, con tanto dispiegamento di uomini e mezzi, ha sottratto alla madre?

Scrive il Corriere della Sera:

I giudici e il bambino conteso
«Deve resettare i suoi affetti»
PADOVA — Leonardo? «Bisogna aiutarlo a crescere, imparare a resettare e riassestare i propri rapporti affettivi». Questo scrivono i giudici del bambino prelevato a forza davanti alla scuola. Nove pagine nelle quali si descrive un bimbo che «nega il termine padre o papà e non lo pronuncia mai». Il rapporto con la madre, che secondo lo psichiatra è patologico, «contribuisce a minare l’equilibrio psicofisico di Leonardo». E per spiegare meglio il concetto, i giudici dicono che la vita di Leonardo in questo ultimo periodo è «come un’auto in corsa, diretta a velocità sostenuta in una specifica direzione ma poi improvvisamente sottoposta a brusca repentina frenata resa obbligatoria dalla necessità utilitaristica di un cambio di direzione, in senso radicale e contrario». 


Tratto da:
http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_13/fasano-i-giudici-e-il-bambino-conteso_3acf65ac-14f5-11e2-adc6-ff8054e34060.shtml
(alla stessa pagina è tratta la foto iniziale del filmato visibile su questa pagina)


Il bambino dovrà essere “deprogrammato” emotivamente e resettato in funzione della costruzione di una struttura emotiva funzionale a negare la madre e ad avere un rapporto con il padre che fino ad oggi negava.
Forse nessuno ha ancora pensato in che cosa questo consista, ma i cristiani e i cattolici, in particolare hanno i manuali di deprogrammazione delle persone.
Sono programmi che consistono nella tortura, molti elementi dei quali io stesso ho subito al terzo distretto di Polizia di Mestre ad opera della Polizia di Stato.
Deprogrammare significa “distruggere la struttura emotiva delle persone” per riprogrammarla in funzione di relazioni affettive nuove, diverse ed imposte.
Io ho molta rabbia quando la Polizia di Stato mette in atto la violenza contro i minori, barboni, donne lungo le strade, poveri e indigenti che rivendicano diritti Costituzionali e che la Polizia di Stato, lontano dalle telecamere, tortura e fa loro violenza perché, questi pezzenti, pretendono di essere considerati dei cittadini fruitori dei diritti Costituzionali. Chiamiamo pane al pane e vino al vino: le "case protette" per questo scopo specifico, sono delle galere in cui si segregano le persone per far loro violenza. Non sono le case per proteggere donne e bambini violentati, ma sono case per produrre violenza.
Per raccontarvi quali sono i tormenti a cui andrà incontro questo bambino mi limiterò a riprodurre un libro di inquisizione emotiva dei cattolici dal titolo “Nuovi Idoli e Nuovi Dèi” scritto da Michele C. del Re e dedicato dallo stesso a:

“Al vecchio, non stanco, Monsignore che disse Messauna sera, al tramonto, tra le rosse pietre di Qumran, in faccia al Mar Moto. ed io intravidi, per un attimo, l’ombra delle ali, e sentii, per un attimo, il brusio degli angeli. Al biblista Mons. Salvatore Garofalo”

Questa è la sequenza fotografica dell'attività di deprogrammazione dei cattolici contro chi ha sentimenti, emozioni, a loro non graditi:


1) Sequestro del soggetto ad opera di genitori e deprogrammatori (o Polizia di Stato su ordine di un giudice)


2) Sequestrato portato in una “casa protetta”, isolato da ogni tipo di controllo giuridico.



3) I deprogrammatori, suore, cattolici, preti, poliziotti, ecc., distruggono mediante l’isolamento la struttura emotiva e la personalità della persona sequestrata;

4) Un genitore cerca di veicolare su sé stesso la personalità distrutta per prendere il possesso della persona deprogrammata che diventa oggetto di possesso e non cittadino fruitore dei diritti Costituzionali





Le foto e il testo sono presi dal libro cattolico che sparge odio contro le religioni diverse dalla chiesa cattolica dal titolo “Nuovi idoli e nuovi Dèi” di Michele C. Del Re Gremese editore 1988



Sulla tecnica di deprogrammazione emotiva scrive Michele Del Re da pag. 180 a pag. 182:

Prima fase. Regole tecniche 

Privazione di nutrimento. Durante la prima fase il soggetto è privato del nutrimento. Gli si dà soltanto acqua. Poiché la deprogrammazione abitualmente dura qualche giorno, non vi è alcun pericolo per lui dal punto di vista medico. Tuttavia se la fase dura qualche settimana gli viene dato un po' di cibo, possibilmente come ricompensa per i suoi progressi, e gli si fa sapere che il nutrimento gli sarà dato liberamente quando la sua resistenza cesserà.

Privazione del sonno. Durante la deprogrammazione il soggetto non è autorizzato a dormire. Se si addormenta, viene immediatamente svegliato. Ci sono diversi metodi per assicurarsi che il soggetto resti sveglio: strofinarlo con pezzi di ghiaccio, mettergli ghiaccio sotto le ascelle e sulla nuca, farlo restare in piedi, oppure lanciarlo in aria e lasciarlo ricadere a terra.

Vergogna per la nudità. Durante la deprogrammazione a volte viene usata la tecnica di provocare la vergogna del soggetto violando il suo senso del pudore. Il soggetto viene svestito con l'aiuto degli assistenti. La maggior parte dei soggetti è molto gelosa del proprio corpo: restare nudi di fronte agli avversari provoca infatti un'introversione temporanea della personalità. L'assistente trae partito da questa debolezza, mettendo in evidenza con molta energia anche il più piccolo difetto dell'aspetto fisico del soggetto, deridendolo o comunque umiliandolo. Il soggetto viene sempre accompagnato quando va al gabinetto e non è autorizzato a fare altre pratiche igieniche oltre quella dei propri bisogni.

Correzione fisica. Nello spirito della gente, strettamente associata alla punizione è la correzione fisica, e ciò ne fa un argomento delicato, poiché la differenza tra punizione e correzione fisica è molto difficile a chiarirsi anche ai genitori, anzi, il risultato abituale di spiegare la differenza è la massima incomprensione e un turbamento emozionale, con diminuzione di rispetto per il tecnico. Per tali motivi di solito si evita ogni discussione pubblica su questo tema, anche se il metodo della correzione fisica viene impiegato normalmente.

Traumatismo verbale. Una regola invariabile è che, durante la prima fase, il soggetto dev'essere sottoposto a un torrente di consigli verbali forniti al massimo volume, al minimo di distanza. Vengono impiegati amplificatori elettronici, in modo che il tecnico continui a mantenere la tensione e traumatizzi in brevissimo tempo il soggetto con il bombardamento sono- ro. Si adoperano frasi concise, rapide, ripetute frequentemente, con dichiarazioni denigratrici della fedeltà del soggetto al culto, alla sue credenze e ai suoi capi, e di tutto quello di cui i genitori si augurano che il figlio sia deprogrammato.

Temi supplementari·. Denaro (viene mostrato al soggetto come il denaro del gruppo vada principalmente ai dirigenti, mai ai livelli inferiori); famiglia (si dimostra fino a che punto il soggetto provochi angoscia nei suoi genitori e distrugga la famiglia); dei (si insiste sul fatto che i dirigenti dei culti si atteggiano a dei e si mette in evidenza che il soggetto era semplicemente ingannato; l'accento viene posto sulla degradazione dei dirigenti); libero arbitrio (il soggetto e i suoi compagni sono totalmente controllati dal gruppo e sono dunque robot senza anima); liberazione (il tecnico ha sempre trionfato in ogni deprogrammazione in cui si è impegnato; per quanto sia forte, il soggetto sarà incapace di conservare tutte le proprie credenze). Spesso il soggetto cerca di reagire a queste pressioni recitando inni, credi, preghiere, mantra. Un metodo utile per rimediare a queste tendenze (come ha scoperto Ted Patrick) sta nel riempire la bocca del soggetto di cubetti di ghiaccio e assicurare che f non possa sputarli. In un caso Ted Patrick ha usato le foto dei capi del culto come carta igienica ottenendo un crollo immediato, totale: Una tappa efficace e necessaria per abbattere la resistenza del soggetto sottoponendolo a shock è quella di distruggere col fuoco le opere sante del culto. I libri vengono effettivamente bruciati sotto gli occhi del soggetto. Lo scopo è far crollare il suo abituale modo di pensare. L'uso del fuoco può avere anche un effetto ipnotico sul soggetto, e inoltre gli toglie la disponibilità dei libri sacri. Il tecnico e i suoi assistenti fanno un lavoro di squadra, in modo che almeno uno di loro sia sempre presente col soggetto per evitarne la fuga e il suicidio. Il tecnico riconosce facilmente che la fase uno è terminata allorché rivela nel soggetto questi elementi: 1) la docilità; 2) il vuoto nello sguardo; 3) la mancanza generale di vitalità; 4) la paura abietta; 5) la rinuncia totale al culto al quale aderiva precedentemente e il disprezzo per i suoi dirigenti fino a rilasciare una dichiarazione firmata alla rinuncia; 6) la presa di coscienza d'aver trionfato delle sue vecchie irrazionalità.

Seconda fase

La seconda fase comincia col ritorno a casa del soggetto. Nei primi tempi egli viene tenuto molto occupato dai genitori, ai quali è lasciata la sua rieducazione. Il tecnico continua a dare consigli, ed eventualmente viene ripresa la fase uno. Non si permette al soggetto di rispondere agli appelli telefonici del culto o di incontrare membri del culto per qualche tempo.

Si insiste anche sul bisogno di sonno, di un buon nutrimento e di molta attività.

A questo punto il lettore viene preso da sgomento: l'uomo ha raggiunto, sembrerebbe, la fase di involuzione: dopo aver imparato a controllare l'ambiente (l'uomo è l'unico essere che, invece di adattare se stesso all'ambiente, adatta l'ambiente a sé), applica questa sua capacità su se stesso, manipolando i propri simili con gelido cinismo, con amoralità impietosa. A pensarci meglio, però, facciamo un passo verso la ragione: queste tecniche, se presentate confusamente con la maschera del salvataggio, con il volto rigato di lacrime d'una mamma, non allarmano; esposte con chiarezza e senza mezzi termini ci permettono di pensare a come difenderei, in caso di abuso.

Tratte da “Nuovi idoli e nuovi Dèi” di Michele C. Del Re Gremese editore 1988


Queste tecniche, al di là delle azioni più o meno violente con cui saranno sostanziate, sono le tecniche usate dalle suore e dai preti cattolici per deprogrammare e resettare la struttura emotiva delle persone.
L’aggressione che i cittadini hanno subito da questa poliziotta che ha sputato odio sui cittadini affermando che loro sono nessuno, e dunque soggetti che si possono torturare e l’atteggiamento del poliziotto che quando il padre ha preso il bambino per le gambe anziché ammanettare il padre, ritenendo che il bambino fosse un oggetto di possesso privo di diritti, ha aiutato il padre prendendo il bambino per le braccia, lascia supporre che le torture a cui questo bambino sarà sottoposto, saranno feroci.
Come nelle giustificazioni del terrorismo dell’inquisizione della chiesa cattolica, affermeranno che “lo faranno per il suo bene!”. Si torturano le persone per far del bene ai torturati????????
Lo hanno consegnato a delle suore. Come è noto le suore cattoliche sono delle picchiatrici e delle torturatrici di bambini, ne fa fede la ferocia delle suore cattoliche dell’asilo Sanguinazzi di Feltre che il giornale Il Gazzettino in un articolo a Firma Lauredana Marsiglia nel 1994 ha tentato di legittimare nella loro attività di violenza ai minori.
Io mi auguro che il magistrato di Venezia e di Padova abbiano un soprassalto di dignità giuridica e proteggano questo bambino dalle violenze che subirà ad opera delle suore cattoliche con la scusa di “resettare” i suoi affetti per imporne altri: a 10 anni non si cambia un bambino se non distruggendolo fisicamente e psicologicamente.
Con le organizzazioni cattoliche che attentano alle Istituzioni, quando supportate dalla Polizia di Stato (vedi la calunnia della Polizia di Stato contro di me e assecondata dalla Procura della Repubblica di Belluno per i suoi scopi, nessuno dei quali di giustizia) c’è solo applicazione dei principi del crocifisso che dicono ai cittadini: “O fai quello che voglio io o io ti ammazza!”. Esattamente le parole pronunciate dall’ispettrice della Polizia di Padova. I cittadini vivono l’insicurezza per le minacce della Polizia di Stato e rasenta il ridicolo che una Ispettrice di Polizia, armata di pistola, si senta minacciata dall’indignazione dovuta a richieste di giustizia dei cittadini: noi cittadini dobbiamo aver paura della sua violenza!

Brutta la figura fatta dal Garante per l'infanzia che ha preferito accogliere come "verità" le affermazioni dei carcerieri finendo, di fatto, per garantire i carcerieri, ma non l'infanzia. Migliore l'azione di Alessandra Mussolini che, nonostante i dinieghi e il disprezzo per la sua carica di Parlamentare ha voluto prendere visione diretta della situazione e dimostrando come le affermazioni degli "operatori" erano false. Positivo anche l'invio degli Ispettori da parte del Ministro degli Interni. Non mi aspetto molto dal Ministro degli Interni, ma può essere che l'interessamento possa modificare un po' l'atteggiamento arrogante e incostituzionale di poliziotti armati.
Ricordiamo come spesso sia questo il modo di comportarsi dei poliziotti con i cittadini:

Pestaggio Milano: condannati due poliziotti
Sono accusati di lesioni gravissime, falso e calunnia, per aver "fracassato" la faccia ad un anziano
12 ottobre 2012


MILANO - Il gup di Milano ha condannato a tre anni e 10 mesi Federico Spallino e a tre anni e otto mesi Davide Sunseri, i due poliziotti accusati di lesioni gravissime, falso e calunnia, per aver "fracassato" la faccia ad un anziano la notte tra il 20 e il 21 maggio scorso in viale Gorizia, zona darsena, a Milano.

Il pubblico ministero Tiziana Siciliano, nel corso del procedimento che si è svolto con rito abbreviato, aveva chiesto per entrambi la condanna a 4 anni di carcere. I due giovani agenti, ancora detenuti, erano stati arrestati nel giugno scorso su ordine del gip di Milano Alessandra Clemente. Nel corso della scorsa udienza i difensori avevano fatto istanza di affievolimento della misura su cui il gup si pronuncerà nei prossimi giorni. Agli atti era finito anche un video di una telecamera di sorveglianza che ha registrato tutto ciò che era accaduto quella sera. "La telecamera non mente" aveva scritto il gip, e mostra una "violenza inspiegabile".

Tratto da:

E tutti i comportamenti illegali messi in atto dai poliziotti lontano dalle telecamere che poi denunciano il torturato per "resistenza" a pubblico ufficiale? Il G8 di genova insegna (anche le torture che ho subito io ad opera della Polizia di Stato).
Noi cittadini abbiamo bisogno di una Polizia di Stato che operi secondo la Costituzione e non generi violenza nella società in nome dei principi di morte e genocidio di quel criminale in croce che ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui e, per estensione, della Polizia di Stato!

14 ottobre 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it



domenica 7 ottobre 2012

Assassini nella sacra famiglia cristiana e libertà sociale

Mai parole di Ratzinger hanno avuto una risposta così immediata nella società.
Il terrore che l’educazione cristiana ha sparso nella società attraverso l’imposizione della famiglia dei ruoli, quella sacra famiglia in cui Maria si prostituiva recitando il magnificat al suo padrone, nel corso della storia ha visto moltiplicarsi la violenza all'interno della famiglia, sulle donne e sui bambini, proprio per i diritti di assolutezza del padrone che si identificava col dio padrone dei cristiani.
In questo orrore familiare viene a costruirsi il potere della chiesa cattolica.
Il dovere dei genitori, per la chiesa cattolica, è quello di violentare la psiche dei loro figli affinché siano sottomessi al crocifisso.
Va da sé che la violenza che impone sottomissione ha risposte violente sia da parte dei ragazzi sia dagli adulti che furono ragazzi che subirono la violenza della chiesa cattolica. Una violenza che non è solo ribellione alla violenza subita, ma spesso riproposizione della violenza subita.
Ratzinger ha bisogno di questa violenza per poter esercitare il suo potere, ma la società civile è stanca di questa violenza che ha nella religione cristiana e cattolica in particolare la fonte prima del disagio sociale.
Per questo, mentre Ratzinger ribadisce il controllo militare attraverso il matrimonio dei coniugi affinché vivano nella sottomissione al padrone, la società civile, attendendo che le Istituzioni modifichino l’educazione sull'infanzia facendo nascere e costruire cittadini adeguati, è costretta a vivere i drammi che le passioni degli uomini, violentate dalla chiesa cattolica, producono.
C’è una certa crisi nella capacità di controllo e coercizione della chiesa cattolica, ma le Istituzioni non hanno fornito strumenti adeguati ai cittadini e Ratzinger continua con i suoi proclami contro la Costituzione Italiana che gli organi di informazione dovrebbero circoscrivere nell'ambito della sua fede anziché far loro da megafono contro la Costituzione.

Riporto:

Il Pontefice è tornato sul tema del matrimonio come «unione dell’uomo e della donna», come «unione d’amore fedele e indissolubile», «si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino», e oggi «c’e un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio».
«Il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato», ha detto il Papa commentando nell'omelia i brani evangelici, toccando così anche il tema della nuova evangelizzazione che è al centro del Sinodo dei Vescovi.
«L’unione dell’uomo e della donna, il loro diventare “un’unica carne” nella carità, nell'amore fecondo e indissolubile, è segno che parla di Dio con forza, con una eloquenza che ai nostri giorni è diventata maggiore, perché purtroppo, per diverse cause, il matrimonio, proprio nelle regioni di antica evangelizzazione, sta attraversando una crisi profonda», ha proseguito.
Secondo Ratzinger «C’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio», ha aggiunto. E il matrimonio «è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione». Questo, ha concluso Benedetto XVI, «si verifica già in molte esperienze, legate a comunità e movimenti, ma si sta realizzando sempre più anche nel tessuto delle diocesi e delle parrocchie, come ha dimostrato il recente Incontro Mondiale delle Famiglie».
Tratto da:

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2012/10/07/APA1PrdD-papa_matrimonio_indissolubile.shtml

Queste le dichiarazioni di Ratzinger e questo è il risultato sociale prodotto da individui inadeguati e incapaci di veicolare coerentemente nella società le loro pulsioni perché la violenza dell’educazione cristiana li ha privati della conoscenza che avrebbero dovuto, invece, avere come loro diritto determinato dalla Costituzione della Repubblica. Un diritto del cittadino che era un dovere che le Istituzioni avrebbero dovuto adempiere e che, al contrario, hanno mancato.
Ammazzare la moglie o ammazzare i figli (qualche volta anche il marito) sembra che sia l’unica forma per sciogliere il matrimonio in un contesto sociale in cui la chiesa cattolica domina l’infanzia.
Il padre padrone, che vede violato il suo dominio da parte di figli che cercano l’indipendenza o della donna che si ritine un soggetto di diritto Costituzionale e non un oggetto di possesso, ritiene che ammazzare chi non lo obbedisce sia quasi un suo diritto: come il dio dei cristiani che ritiene sia un suo diritto macellare l’umanità col diluvio universale.
Così oggi a Padova abbiamo:

Uccide la moglie e tenta suicidio a Padova
L'uomo avrebbe colpito la donna e poi avrebbe cercato di impiccarsi. Accanto al cadavere, la figlia di tre anni
07 ottobre 2012

PADOVA - Un uomo di 30 anni, Paolo Rao, ha ucciso la moglie, Erica Vernazza, di 29, nel corso di una violenza lite avvenuta nel loro appartamento a Padova, davanti alla figlia di tre anni. L'uomo poi ha tentato di uccidersi. La bambina sta bene.
La donna e' stata uccisa con diverse coltellate al torace. L'uomo ha poi tentato di impiccarsi alla scala interna dell'appartamento ed è ricoverato in prognosi riservata all'ospedale di Padova. La tragedia è avvenuta stamane quando i vicini di casa hanno sentito la coppia litigare ed hanno chiamato i soccorsi. Sul posto sono arrivati polizia e vigili del fuoco che quando sono riusciti ad entrare nell'appartamento, hanno trovato in soggiorno la donna sdraiata sul divano esanime. Sembra dai primi accertamenti, che la coppia fosse in crisi da tempo tanto che i due non convivevano più già da un paio d'anni. Incolume la bambina figlia della coppia, di tre anni, affidata a dei familiari.
Tratto da:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/10/07/Uccide-moglie-tenta-suicidio-Padova_7590147.html

La famiglia dei ruoli e la famiglia delle persone. Si parla di novantotto donne ammazzate nella famiglia all’inizio dell’anno: cosa si aspetta per riconoscere la questione come un’emergenza sociale? Una contraddizione fra il dominio della chiesa cattolica e il diritto Costituzionale che vede quest’ultimo soccombere nella violenza che la chiesa cattolica mette in atto nei confronti dei ragazzi.
Vedi l’emergenza: http://www.federazionepagana.it/infamianove.html
Domani continueremo a contare altri morti nel modello della famiglia dei ruoli cristiana mentre Ratzinger, nell’ansia di costringere altre persone alla sottomissione, aggredirà i diritti di libertà Costituzionale delle persone per imporre, in un regime in cui il divorzio, la separazione e la libertà sessuale sono protetti dalla legge, l’indissolubilità del matrimonio e il disprezzo della libertà sessuale delle persone.

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07 ottobre 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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giovedì 4 ottobre 2012

Cassazione contro movimento per la vita cattolico: l'insindacabile diritto della donna di abortire

I diritti sociali e civili si acquisiscono SOLO con la nascita.
E’ la nostra Corte di Cassazione a sancire il principio. Una coppia che aveva deciso di portare a termine la gravidanza solo se il feto era sano, avendo avuto in tal senso delle rassicurazioni da parte dell’ospedale di Castelfranco, ha avuto un figlio con deformazioni che l’ospedale avrebbe dovuto individuare prima della nascita.
Questo ha aperto un contenzioso sul “diritto di non nascere”. Un diritto importante perché nascere può costituire sofferenza e se la sofferenza, che la madre partorisce, le viene imposta da terzi, viene violato un diritto fondamentale della Costituzione.
E’ diritto della madre decidere se portare a termine o meno una gravidanza. E’ decisione esclusiva della madre decidere se far nascere o meno il figlio. E’ diritto insindacabile della madre decidere se abortire o meno e le motivazioni per le quali desidera abortire, sono motivazioni sacre della madre e vanno rispettate.
Non nascere non è un danno, ma nascere con deformazioni fisiche che ne rendono difficoltosa la vita, quando si poteva evitare la nascita, è un danno che deve essere risarcito non solo alla madre, ma anche al figlio.
Ancora una volta la Corte di Cassazione ha ribadito i principi Costituzionali contro la violenza dei cristiani che vogliono sostituirli con i principi cristiani. Purtroppo non si tratta solo di esaltati delle parrocchie capitanati dal movimento per la vita che aggredisce le donne che vogliono abortire, ma spesso si tratta di magistrati e poliziotti che nelle loro decisioni e nei loro comportamenti, che alle norme Costituzionali sostituiscono i principi di morte e di odio del crocifisso.
Ora sarà necessario attendere la motivazione della sentenza per avere un quadro più chiaro di come la giurisprudenza, ed è il compito della Corte di Cassazione, dovrà trattare, da oggi in poi, le questioni analoghe.
Aver stabilito che il feto non ha diritti se non quelli che la madre ha nei suoi confronti, significa aver stabilito un principio di civiltà giuridica che aiuta la società civile ad uscire dall’orrore cristiano.
Quante altre donne che vorranno abortire subiranno indebite pressioni e atti di violenza psicologica dal movimento per la vita che agisce come un’organizzazione che semina il terrore godendo dell’impunità da parte dei magistrati? Il diritto alla sicurezza di queste donne, spesso, non viene rispettato.
Mentre i magistrati di Cassazione e della Corte Costituzionale continuano a lavorare per stabilire la corretta interpretazione delle norme giuridiche, i cittadini sono costretti a subire angherie, offese, denigrazioni, aggressioni di ogni tipo il cui fine è impedire loro di fruire dei loro diritti Costituzionali.
Riporto la notizia di cronaca dal Corriere del Veneto:

Non riconobbe la sindrome di Down,
medico deve risarcire genitori e bimba
Gli esami non hanno rilevato la patologia. Accolto il ricorso della famiglia. Per la prima volta la Cassazione riconosce il danno anche alla figlia 


VENEZIA - Risarcimento danni per i genitori, ma anche per il bambino in caso di mancata diagnosi precoce delle malformazioni fetali. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione martedì, accogliendo tutti e cinque i motivi del ricorso presentati dall’avvocato Enrico Cornelio, legale della famiglia coinvolta nel procedimento per la nascita di una bimba Down, con cui ha impugnato le precedenti sentenze del Tribunale di Treviso e della Corte d’Appello di Venezia. Le motivazioni della Cassazione non sono ancora a disposizione, ma leggerle sarà necessario per chiarire la portata di questa sentenza, che si presenta di fatto come una sorta di rivoluzione giurisprudenziale. In pratica in caso di mancata diagnosi precoce sul nascituro i danni, in caso di malformazioni permanenti, verrebbero poi riconosciuti sia ai genitori che avevano chiesto di effettuare l’esame, sia al bambino.
«Si tratta di una sostanziale variazione della giurisprudenza esistente— spiega Cornelio—finora in caso di mancata diagnosi la Cassazione riconosceva solo il diritto al risarcimento ai genitori. Il problema risolto dalla Cassazione è che tutto il nostro sistema giuridico è impostato sul principio che solo con la nascita si diventa titolari di diritti e se così non fosse la legge 194 sarebbe una norma incostituzionale, consentendo alla madre di essere arbitra di un diritto del nascituro. Ne consegue che se non nascere o non essere fatto nascere non è un danno, mentre nascere malformato significa essere invalido, è evidente che tale invalidità costituisce un danno di cui risponde l’ultimo soggetto che ha concorso alla catena causale che l’ha provocato, cioè il medico o l’ospedale ». L’episodio in questione riguarda una coppia che, di fronte a una gravidanza inaspettata giunta dopo altre decise di portarla a termine solo nel caso in cui la bambina fosse stata sana e si rivolse dunque ad un medico dell’ospedale di Castelfranco per gli esami di rito.
Accertamenti che però non evidenziarono la sindrome di Down poi emersa alla nascita. «Ai genitori è stato proposto il Tritest — spiega l’avvocato Cornelio— che però ha un 40% di potenziali falsi negativi. Loro sono incappati proprio in uno di questi. Esistono invece sistemi di diagnosi precoce estremamente aggiornati: la biopsia dei villi coriali e l’amniocentesi». Alla nascita, a differenza del risultato del test, la figlia della coppia presentava la patologia temuta. Ed è stato dichiarato con perizia in primo grado, invalido al 75%. Lo stesso vale per i genitori, invalidi permanenti anche loro, per il danno psichico riportato dalla depressione conseguente. E per questo dovranno essere tutti e tre risarciti. La sentenza di due giorni fa, insomma, ribalterebbe totalmente i due precedenti gradi di giudizio e aprirebbe di fatto un casus nella giurisprudenza, che dovrà ora però essere necessariamente chiarito nel dettaglio, con la lettura delle motivazioni della Cassazione.
Alice D’Este
04 ottobre 2012 

Tratto da:

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/4-ottobre-2012/mancati-controlli-figlia-nasce-down-cassazione-bambina-va-risarcita--2112098894990.shtml

E’ corretto che la Corte di Cassazione abbia deciso che l’ASL di Castelfranco Veneto debba risarcire anche la bambina. Dovrà passare tutta la sua vita con una sindrome che le renderà difficoltoso l’adempimento dei doveri di cui all’articolo 4 della Costituzione della Repubblica.
Ancora una volta l’odio per la vita con cui il movimento per la vita che agisce come “braccio esecutivo” di Ratzinger contro le donne che intendono abortire, è stato cassato come illegale dalla Corte di Cassazione.
Purtroppo, il passaggio delle norme fra l’interpretazione costituzionalmente legittima imposta dalla Corte di Cassazione e l’assunzione del principio da parte della magistratura periferica, comporta dei tempi piuttosto lunghi e questo lascia spazio ad altra violenza sulle donne e sul loro diritto alla vita.

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04 ottobre 2012
Claudio Simeoni
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mercoledì 3 ottobre 2012

La povertà sociale è il successo della chiesa cattolica nel Veneto

Il progetto della chiesa cattolica, in collaborazione con la Giunta Regionale del Veneto, sta sviluppando velocemente il progetto di creare miseria nella Regione Veneto.
La popolazione si sta impoverendo. Non solo per questioni economiche, ma soprattutto perché al variare della situazione nella quale avevano riposto le loro certezze, non sono stati forniti loro strumenti adeguati con cui far fronte al cambiamento dell’oggettività economica nella quale vivono. Le persone, trasformate dalla chiesa cattolica in pecore del loro gregge che attendono la provvidenza del suo dio padrone, non sanno mettere in atto azioni strategiche che permettano loro di modificare le loro scelte esistenziali al modificarsi della situazione sociale.
Questa incapacità è stata costruita nelle persone dall’educazione cattolica.

Un’educazione cattolica che sfocia da un lato nella criminalità comune e nell’altro lato nella disperazione esistenziale che spinge le persone al suicidio o ad imboccare vie distruttive.
Stiamo perdendo una società per la violenza con cui la chiesa cattolica aggredisce l’infanzia con l’aiuto di magistrati che, anziché proteggere i cittadini dalla violenza, costringono i cittadini a sottostare alla violenza della chiesa cattolica praticando, a loro volta, violenza nei confronti dei cittadini.
La chiesa cattolica spinge affinché i cittadini non siano consapevoli di essere la responsabile dell’aumento della miseria. La miseria è quella condizione che priva il cittadino dei mezzi di sussistenza dignitosi. Non è solo l’aumento della miseria del singolo cittadino, ma è l’aumento della miseria dell’intera società che, per questo, diventa più povera. Aumentare i barboni e i senza tetto, come ha fatto la giunta Zaia, significa portare al fallimento i commercianti. I commercianti, che hanno fatto guerra ai barboni e ai rom, hanno posto le basi per il loro stesso fallimento.
Quando la CGIA di Mestre dice che ci sono un milione di nuovi poveri, significa che ai commercianti sono stati sottratti un miliardo di euro di mancati introiti. Quando la CGIA di Mestre scrive che i disoccupati sono un milione e duecentomila in più, significa che ai commercianti sono stati sottratti oltre due miliardi di introiti.
Quando i commercianti invocavano le squadracce delle ronde leghiste, non hanno fatto altro che porre le basi per il loro fallimento e, con loro, la grande difficoltà sociale che hanno imposto al Veneto.

Riporto la notizia:

Un milione di nuovi poveri in Italia per colpa della crisi
I dati diffusi dalla Cgia di Mestre
30.09.2012 


La crisi ha provocato quasi un milione di poveri in più. I nuovi poveri, sostiene la Cgia di Mestre, sono 988mila, i disoccupati in più 1.247mila e i nuovi cassa integrati sono 421mila. Una situazione che ha provocato "gravi ripercussioni" anche per artigiani commercianti.
La causa, ha affermato la Cgia, è la crisi economica che, a partire dal 2007, ha aumentato a dismisura la povertà assoluta, i senza lavoro e i cassa integrati a zero ore. Con il risultato di "peggiorare le condizioni di vita delle fasce sociali più deboli del Paese e di provocare l'aumento della "spesa pubblica a sostegno di queste persone e la diminuzione dei consumi".
Tra il 2007 e l'anno in corso, proseguono gli artigiani di Mestre, i consumi reali delle famiglie italiane hanno registrato una flessione del 4,4%. Una contrazione che, chiaramente, ha avuto delle ripercussioni molto negative sui bilanci economici dei piccoli commercianti e degli artigiani.


Tratto da:
http://www.today.it/rassegna/poveri-italia-crisi.html

Poi ci sono le specificità, come questa del Bellunese.
L’odio cristiano per i cittadini è ferocissimo.
La ricca Belluno si sta incamminando verso la disperazione esistenziale dei suoi abitanti. Veramente sono sei anni che la disperazione nel bellunese ha preso l’impronta dell’attuale crisi economica. Prima hanno scaricato gli extracomunitari come se fossero bestiame da vendere. Li hanno usati per pagare meno la manodopera opponendoli ai cittadini italiani affermando, FALSAMENTE, che “certi lavori gli italiani non li vogliono più fare”. In realtà, anche per fare quei lavori era necessario rispettare delle regole. Regole che gli imprenditori non rispettavano con la complicità delle Istituzioni che avrebbero dovuto vigilare.
Dopo aver cacciato gli immigrati, ora cacciano gli italiani che, incapaci di gestire la loro crisi, si affossano nella disperazione.

Riporto la notizia:


L’allarme della croce rossa bellunese
In forte crescita le richieste di aiuto dei nuovi poveri
BELLUNO. Sta aumentando paurosamente il numero delle persone che si rivolgono alla Croce Rossa per chiedere un aiuto per vivere. È questo il risultato di una crisi economica che sta pian piano...
02 ottobre 2012 


BELLUNO. Sta aumentando paurosamente il numero delle persone che si rivolgono alla Croce Rossa per chiedere un aiuto per vivere.
È questo il risultato di una crisi economica che sta pian piano mettendo in ginocchio la realtà bellunese.
A rivolgersi agli sportelli della Croce Rossa del capoluogo non sono più solo gli stranieri residenti, ma gli stessi bellunesi doc. Una situazione che sta diventando pesante e a cui la stessa Cri non riesce più a garantire delle risposte, visto il numero molto elevato e le risorse a disposizione che si fanno sempre più esigue.
«Quando si pensa alla realtà provinciale della Croce Rossa spesso la prima immagine che viene in mente è quella del servizio di ambulanza. Esiste, però, anche un’altra realtà, rappresentata dalle volontarie della sezione femminile del comitato provinciale di Belluno della Cri, che svolge attività socio-assistenziale, occupandosi in particolare di disagio sociale», precisa il commissario Maurizio Feltrin.
«Oggi, con la crisi economica che sta colpendo duramente le imprese e il mondo economico in genere, molte persone si trovano disoccupate e impossibilitate a far fronte alle esigenze più comuni. Una situazione che le costringe a vivere al limite e a volte al di sotto del livello di povertà. Per molti è ormai difficile arrivare alla fine del mese. Questo disagio economico e sociale si sta allargando sempre più e investe non solo gli immigrati – categoria maggiormente vulnerabile – ma anche i bellunesi, tanto che un numero sempre più elevato di persone bussa ogni giorno alle porte della Croce Rossa per avere un aiuto, il più delle volte alimentare».
La Sezione femminile «cerca di far fronte a numerose necessità primarie, fornisce viveri, abbigliamento, interviene nel caso di cure mediche a favore di famiglie in difficoltà. In sinergia con le infermiere volontarie (meglio note come crocerossine) organizza la distribuzione delle eccedenze produttive alimentari della Comunità Europea», precisa la commissaria delle volontarie .
E i numeri fotografano bene questa situazione. Nel 2011 sono state assistite 350 persone e distribuite 6,5 tonnellate di alimenti; nel primo semestre 2012 sono state assistite 165 persone ed effettuati interventi economici pari a 12.500 euro. Numero in crescita»
La maggiore concentrazione di richieste di aiuto arriva dal capoluogo, dove circa 80 persone nel primo semestre si sono rivolte alla Cri, seguite dalle 16 di Longarone e dalle 12 di Ponte nelle Alpi. Ma nessuna parte della provincia è esclusa.
Le volontarie organizzano ogni anno raccolte fondi per riuscire a recuperare le risorse per dare risposte alle persone in difficoltà: dal mercatino a Villa Miari, alla tombola di Natale fino al torneo di burraco. (p.d.a.) 

Tratto da:

http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/10/02/news/in-forte-crescita-le-richieste-di-aiuto-dei-nuovi-poveri-1.5797050

Dove e quando si fermerà questa crisi?

Si fermerà quando, anno dopo anno, gli imprenditori che si sentivano investiti d’autorità dal dio padrone della chiesa cattolica, lasceranno il posto a lavoratori che si sentono parte integrante della società in cui vivono. Si fermerà questa crisi, quando l’evasione fiscale sarà punita con 10 anni di reclusione. Si fermerà quando la corruzione verrà fermata con la carcerazione obbligatoria. Si fermerà quando l’Agenzia delle Entrate farà il suo dovere contro gli evasori. Si fermerà questa crisi quando, passeggiando per Asiago o per Belluno e mangiando il gelato, il barista mi darà lo scontrino anziché offendermi, fingendo di offendersi, se glielo chiedo.

Intanto i poveri aumentano e i comportamenti criminali pure.
E chi risarcirà i cittadini per l’angoscia e la disperazione alla quale sono sottoposti?

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03 ottobre 2012
Claudio Simeoni
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lunedì 1 ottobre 2012

Carabinieri si sparano fra loro: così risolvono i problemi

Perché mai si saranno ammazzati?
Incapaci di gestire la loro vita.
Hanno vissuto con l’ideale del crocifisso sulle pareti della caserma. Il crocefisso con cui minacciavano gli arrestati, ma che li ha privati della delicatezza con cui abitare il mondo e vivere nella democrazia.
Perché si sono ammazzati?
Ci sarà un’inchiesta che accerterà le motivazioni personali, ma noi, che assistiamo alla violenza con cui la Polizia di Stato e i Carabinieri aggrediscono i cittadini come se questi fossero bestiame del gregge del crocifisso che espongono sulla parete e non dei cittadini fruitori dei diritti Costituzionali, non ci meravigliamo che la violenza, di cui erano portatori, si sia rivolta contro di loro nel tentativo di risolvere, col solito modo, i loro problemi.
Riporto dal sito ANSA:

Sparatoria in una caserma dei carabinieri, tre morti
Duplice omicidio-suicidio. Le vittime sono il comandante, sua moglie e un carabiniere
01 ottobre 2012 

ROVIGO - Due carabinieri e una donna sono morti in una sparatoria nella caserma dell'Arma di Porto Viro. Le vittime sarebbero il comandante della stazione, sua moglie e un altro carabiniere. Ancora tutta da chiarire la dinamica degli eventi ma secondo una prima ricostruzione dei fatti, sarebbe stato l'appuntato presente nella stazione dei carabinieri a sparare contro il comandante e la moglie di questi. Poi si sarebbe suicidato.

Le vittime sarebbero il comandante della stazione Antonino Zingale, sua moglie e un altro carabiniere. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, sarebbe stato l'appuntato presente nella stazione dei carabinieri di Porto Viro a sparare contro il comandante e la moglie di questi. Poi si sarebbe suicidato. Il maresciallo Zingale era in servizio nel Polesine dal 1991 ed era molto conosciuto.


Tratto da:

http://www.ansa.it/

E’ l’educazione, l’addestramento che ha indotto i carabinieri ad usare violenza.
Fintanto che quella violenza è usata contro cittadini inermi ed indifesi, viene sempre vista come se fosse una “violenza necessaria” e non un attentato alla Costituzione della Repubblica.
Ma la violenza genera violenza.
Quando si è addestrati ad usare la violenza per affrontare dei problemi è sufficiente una sofferenza emotiva che la violenza riesplode anche contro persone vicine.
E’ l’addestramento dei Carabinieri che è sbagliato!
Vengono addestrati a considerarsi i padroni del crocifisso e non dei cittadini che devono svolgere un ruolo al servizio dei cittadini.
Assistiamo spesso a fatti criminali messi in atto da poliziotti e da carabinieri. In una grande percentuale. Questo è dovuto all’addestramento improprio a cui sono sottoposti.


Basta il giorno dopo, 02 ottobre 2012 per ricevere questa notizia: 

Ancona, arrestati un carabiniere e un poliziotto
Accusati di corruzione e concussione: in manette anche due pregiudicati


L'ex comandante della stazione dei carabinieri di Collemarino di Ancona (attualmente in malattia) e un sovrintendente della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile del capoluogo sono stati arrestati insieme a due pregiudicati pugliesi con le accuse di concussione e corruzione. Sembra stessero progettando anche una rapina.

Tratto da:

Come si può non pensare che la criminalità fra carabinieri e polizia non è dovuta ad un addestramento insano e Costituzionalmente illegale?
Per un carabiniere arrestato, significano decine di migliaia di micro atti criminali, spesso di arroganza, di prepotenza e di minacce, che i cittadini ricevono quotidianamente.
Non c’è nulla da fare, Carabinieri e Poliziotti, per quanto alcuni singoli siano onesti, sono tendenzialmente dei criminali per addestramento ricevuto. E, purtroppo, i magistrati spesso li seguono nelle farneticazioni anziché inquisirli. E i cittadini pagano il prezzo di veder negato il loro status di cittadini per essere ridotti a pecore del gregge che devono sottomettersi per paura e intimidazione di persone armate che si sentono legittimate di minacciare i cittadini.


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01 ottobre 2012 (modificato 02 ottobre 2012)
Claudio Simeoni
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