La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 27 ottobre 2012

Karl Marx e lo schiavismo di Gesù nelle azioni di Mario Monti, Passera, Clini e altri del Governo Italiano

Il progetto sociale di Monti, Passera, Clini, Riccardi e altri è quello di riaffermare le regole sociali imposte dai cristiani e dai cattolici per secoli nel trasformare gli individui in oggetti di possesso. I cristiani e la chiesa cattolica hanno sempre aggredito gli Esseri Umani nell’uso del loro corpo e della loro vita facendo dello schiavismo e della istruzione fisica degli individui un elemento caratteristico della loro ideologia religiosa voluta dal loro Gesù (che fa degli schiavi oggetti di cui parla in quanto schiavi legittimi di un padrone) e del loro dio padrone che, come Monti, Passera, Fornero, Riccardi o Clini pensano di non dover rispettare nessuna legge e tentano di disarticolare la Costituzione negli articoli fondamentali: come il tentativo di Clini di perpetuare il massacro dei tarantini per difendere interessi criminali (come del resto hanno fatto i ministri precedenti che, sapevano ma non solo non sono intervenuti, ma hanno collaborato con il genocidio).

E’ necessario capire da dove nasce la ferocia di ministri che dovrebbero affrontare una crisi economica e, invece, intervengono nel sistema dei diritti Costituzionali.
La ferocia appartiene a scuole economiche che hanno bisogno di occupare lo Stato per imporre norme giuridiche favorevoli alla ricostruzione dello schiavismo. Che cosa intendo per schiavismo? Intendo ogni norma che, imposta mediante la legge, limiti in una qualche misura la struttura fondamentale dei diritti della nostra carta Costituzionale. Intendo ogni omissione, da parte delle strutture Istituzionali dei doveri loro imposti dai primi otto articoli della Costituzione.

E’ evidente che dalla situazione economica delle classi subalterne del XV, XVI, XVII secolo sono diverse dalle situazioni in cui si violano i principi Costituzionali attuali. Anche se forti violazioni dei principi Costituzionali vengono imposti per legge, alle persone appare assurdo ritornare alle condizioni di relazione economica delle classi subalterne di quei secoli. Eppure, anche se le condizioni oggi appaiono diverse, ogni limitazione del diritto Costituzionale è figlia del cristianesimo e della chiesa cattolica. Di come il cristianesimo e la chiesa cattolica hanno costretto gli uomini per secoli. Ogni più piccola violazione fatta dalla legge del diritto Costituzionale è un atto di eversione dell’ordine democratico che andrebbe perseguito con l’ergastolo perché tale atto riassume in sé tutto l’orrore sociale dal qual la nostra Costituzione è emersa.

Riporto la situazione delle classi sociali subalterne ripreso dal Capitale di Karl Marx pag. 797-805 Libro Primo Editori Riuniti 1994

Legislazione sanguinaria contro gli espropriati dalla fine del secolo XV in poi. Leggi per l'abbassamento dei salari.

Non era possibile che gli uomini scacciati dalla terra per lo scioglimento dei seguiti feudali e per l'espropriazione violenta e a scatti, divenuti eslege, fossero assorbiti dalla manifattura al suo nascere con la stessa rapidità con la quale quel proletariato veniva messo al mondo. D'altra parte, neppure quegli uomini lanciati all'improvviso fuori dall'orbita abituale della loro vita potevano adattarsi con altrettanta rapidità alla disciplina della nuova situazione. Si trasformarono così, in massa, in mendicanti, briganti, vagabondi, in parte per inclinazione, ma nella maggior parte dei casi sotto la pressione delle circostanze. Alla fine del secolo XV e durante tutto il secolo XVI si ha perciò in tutta l'Europa occidentale una legislazione sanguinaria contro il vagabondaggio. I padri dell'attuale classe operaia furono puniti, in un primo tempo, per la trasformazione in vagabondi e in miserabili che avevano subìto. La legislazione li trattò come delinquenti “volontari” e partì dal presupposto che dipendesse dalla loro buona volontà' continuare a lacerare o meno nelle antiche condizioni non più esistenti.

In Inghilterra questa legislazione cominciò sotto Enrico VII. Enrico VIII, 1530: i mendicanti vecchi e incapaci di lavorare ricevono una licenza di mendicità. Ma per i vagabondi sani e robusti frusta invece e prigione. Debbono esser legati dietro a un carro e frustati finché il sangue scorra dal loro corpo; poi giurare solennemente di tornare al loro luogo di nascita oppure là dove hanno abitato gli ultimi tre anni e “mettersi al lavoro” (to put himself to labour). Che ironia crudele!

Da Enrico VIII, viene ripetuto lo statuto precedente, inasprito però da nuove aggiunte. Quando un vagabondo viene colto sul fatto una seconda volta, la pena della frustata deve essere ripetuta e sarà reciso mezzo orecchio; alla terza ricaduta invece il vagabondo dev'essere considerato criminale indurito e nemico della comunità e giustiziato come tale.

Edoardo VI: uno statuto del suo primo anno di governo, 1547, ordina che se qualcuno rifiuta di lavorare dev'essere aggiudicato come schiavo alla persona che l'ha denunciato come fannullone. Il padrone deve nutrire il suo schiavo a pane e acqua, bevande deboli e scarti di carne a suo arbitrio. Ha il diritto di costringerlo a qualunque lavoro, anche al più ripugnante, con la frusta e con la catena. Se lo schiavo si allontana per 15 giorni, viene condannato alla schiavitù a vita e dev'essere bollato a fuoco sulla fronte o sulla guancia con la lettera S; se fugge per la terza volta, dev'essere giustiziato come traditore dello Stato. Il padrone lo può vendere, lasciare in eredità, affittarlo a terze persone come schiavo, alla stregua di ogni altro bene mobile o capo di bestiame. Se gli schiavi intraprendono qualcosa contro il padrone, anche in tal caso saranno giustiziati. I giudici di pace hanno il compito di far cercare e perseguire i bricconi, su denuncia. Se si trova che un vagabondo ha oziato per tre giorni, sarà portato al suo luogo di nascita, bollato a fuoco con ferro rovente con il segno V sul petto, e adoprato quivi, in catene, a pulire la strada o ad altri servizi. Se il vagabondo dà un luogo di nascita falso, rimarrà per punizione schiavo a vita di quel luogo, dei suoi abitanti o della sua corporazione, e sarà marchiato con una S. Tutte le persone hanno il diritto di togliere ai vagabondi i loro figlioli e di tenerli come apprendisti, i ragazzi fino ai 24 anni, le ragazze fino ai 20. Se scappano, dovranno essere schiavi, fino a quell'età, dei maestri artigiani che possono incatenarli, frustarli, ecc., ad arbitrio. Ogni padrone può metter al collo, alle braccia o alle gambe del suo schiavo un anello di ferro per poterlo conoscere meglio e per esserne più sicuro.

L'ultima parte di questo statuto prevede che certi poveri debbano ricevere occupazione presso il luogo o presso gli individui che dan loro da mangiare e da bere e che sono disposti a trovar loro lavoro. Questa specie di schiavi della parrocchia si è conservata in Inghilterra fin al XIX secolo molto inoltrato, col nome di roundsmen (uomini a disposizione).
Elisabetta, 1572: i mendicanti senza licenza e di più di 14 anni di età debbono essere frustati duramente e bollati a fuoco al lobo dell'orecchio sinistro, se nessuno li vuoi prendere a servizio per due anni; in caso di recidiva e quando siano al di sopra dei diciotto anni debbono essere giustiziati, se nessuno li vuoi prendere a servizio per due anni; ma alla terza recidiva debbono essere giustiziati come traditori dello Stato, senza grazia. Statuti simili: 18, Elisabetta, c. 13 e 1597.
Giacomo I. Una persona che va attorno chiedendo elemosina viene dichiarata briccone e vagabondo. I giudici di pace nelle Petty sessions sono autorizzati a farla frustare in pubblico e a incarcerarla, la prima volta per sei mesi, la seconda per due anni. Durante l'incarceramento sarà frustata quante volte e nella misura che i giudici di pace riterranno giusta... I vagabondi incorreggibili e pericolosi debbono essere bollati a fuoco con una R sulla spalla sinistra e messi ai lavori forzati; se vengono sorpresi ancora a mendicare, debbono essere giustiziati, senza grazia. Queste ordinanze, che han fatto legge fino ai primi anni del secolo XVIII, sono state abolite soltanto da 12, Anna.

Leggi simili in Francia, dove alla metà del secolo XVII si era stabilito a Parigi un reame dei vagabondi (royaume des truands). Ancora nel primo periodo di Luigi XVI (ordinanza del 13 luglio 1777) ogni uomo di sana costituzione dai sedici ai sessant'anni, se era senza mezzi per vivere e senza esercizio di professione, doveva essere mandato in galera. Analogamente lo statuto di Carlo V dell'ottobre 1537 per i Paesi Bassi, il primo editto degli stati e delle città d'Olanda del 19 marzo 1614, il manifesto delle Province Unite del 25 giugno 1649, ecc.

Così la popolazione rurale espropriata con la forza, cacciata dalla sua terra, e resa vagabonda, veniva spinta con leggi fra il grottesco e il terroristico a sottomettersi, a forza di frusta, di marchio a fuoco, di torture, a quella disciplina che era necessaria al sistema del lavoro salariato.

Non basta che le condizioni di lavoro si presentino come capitale a un polo e che all'altro polo si presentino uomini che non hanno altro da vendere che la propria forza-lavoro. E non basta neppure costringere questi uomini a vendersi volontariamente. Man mano che la produzione capitalistica procede, si sviluppa una classe operaia che per educazione, tradizione, abitudine, riconosce come leggi naturali ovvie le esigenze di quel modo di produzione. L'organizzazione del processo di produzione capitalistico sviluppato spezza ogni resistenza; la costante produzione di una sovrappopolazione relativa tiene la legge dell'offerta e della domanda di lavoro, e quindi il salario lavorativo, entro un binario che corrisponde ai bisogni di valorizzazione del capitale; la silenziosa coazione dei rapporti economici appone il suggello al dominio del capitalista sull'operaio. Si continua, è vero, sempre ad usare la forza extraeconomica, immediata, ma solo per eccezione. Per il corso ordinario delle cose l'operaio può rimanere affidato alle “ leggi naturali della produzione”, cioè alla sua dipendenza dal capitale, che nasce dalle stesse condizioni della produzione, e che viene garantita e perpetuata da esse. Altrimenti vanno le cose durante la genesi storica della produzione capitalistica. La borghesia, al suo sorgere, ha bisogno del potere dello Stato, e ne fa uso, per “regolare” il salario, cioè per costringerlo entro limiti convenienti a chi vuol fare del plusvalore, per prolungare la giornata lavorativa e per mantenere l'operaio stesso a un grado normale di dipendenza. È questo un momento essenziale della cosiddetta accumulazione originaria,

La classe degli operai salariati, che è sorta nella seconda metà del secolo XIV, formava allora e nel secolo successivo soltanto un elemento costitutivo molto ristretto della popolazione, e la sua posizione aveva una forte protezione nella proprietà contadina autonoma nelle campagne e nell'organizzazione corporativa nelle città. Tanto nelle campagne che nelle città padroni e operai erano socialmente vicini. La subordinazione del lavoro al capitale era solo formale, cioè il modo di produzione stesso non aveva ancora carattere specificamente capitalistico. L'elemento variabile del capitale prevaleva fortemente su quello costante. La richiesta di lavoro salariato cresceva dunque rapidamente ad ogni accumulazione del capitale, mentre l'offerta di lavoro salariato seguiva solo lentamente. Una parte notevole del prodotto nazionale, più tardi trasformata in fondo di accumulazione del capitale, allora passava ancora nel fondo di consumo dell' operaio.

La legislazione sul lavoro salariato, che fin dalla nascita mira allo sfruttamento dell'operaio e gli è sempre egualmente ostile man mano che progredisce, viene inaugurata in Inghilterra dallo Statute of Labourers di Edoardo III, 1349. Le corrisponde in Francia l'ordinanza del 1350, promulgata in nome di re Giovanni. Le legislazioni inglese e francese si svolgono parallelamente e sono identiche per il contenuto. Non ritorno sulla parte degli statuti operai che cerca di imporre un prolungamento della giornata lavorativa poiché questo punto è stato già esaminato (capitolo 8., 5). 

Lo Statute of Labourers fu promulgato per le insistenti lamentele della Camera dei Comuni. “ Prima”, dice ingenuamente un tory, “i poveri esigevano un salario così alto da minacciare l'industria e la ricchezza. Ora il salario è cosi basso da minacciare ancora l'industria e la ricchezza, ma in maniera diversa e forse più pericolosa di prima”. Venne stabilita una tariffa legale dei salari per la città e per la campagna, per il lavoro a cottimo e per quello a giornata. Gli operai rurali devono impegnarsi per un anno, quelli di città “ a mercato aperto”. Viene proibito, pena la prigione, di pagare un salario più alto di quello statutario, ma è punito più gravemente chi riceve il salario più alto che non chi lo paga. Così, ancora nelle sezioni 18 e 19 dello statuto degli apprendisti di Elisabetta viene punito con dieci giorni di prigione chi paga un salario più alto, ma è punito con ventun giorni chi l'accetta. Uno statuto del 1360 aggravava le pene e autorizzava addirittura il padrone a estorcere lavoro alla tariffa legale mediante costrizione fisica. Tutte le combinazioni, i contratti, giuramenti ecc. coi quali muratori e falegnami si vincolavano reciprocamente vengono dichiarati nulli. La coalizione fra operai viene trattata come delitto grave a partire dal secolo XIV fino al 1825, anno dell'abolizione delle leggi contro le coalizioni. Lo spirito dello statuto operaio del 1349 e dei suoi rampolli risplende chiaro nel fatto che viene imposto in nome dello Stato un massimo di salario, ma non, per carità!, un minimo.

Nel secolo XVI la situazione degli operai era, come si sa, molto peggiorata. Il salario in denaro saliva, ma non in proporzione del deprezzamento del denaro e del corrispondente aumento del prezzo delle merci. In realtà dunque il salario calava. Tuttavia le leggi miranti a tenerlo basso perduravano, e perdurava il taglio dell'orecchio e il bollo a fuoco per coloro “che nessuno voleva prendere a servizio”. Con lo statuto degli apprendisti 5, Elisabetta, c. 3, i giudici di pace ebbero il potere di stabilire certi salari e di modificarli a seconda delle stagioni e dei prezzi delle merci. Giacomo I estese questo regolamento del lavoro anche ai tessitori, filatori e a tutte le possibili categorie di operai 224; Giorgio II estese le leggi contro le coalizioni operaie a tutte le manifatture.

Nel periodo manifatturiero propriamente detto il modo di produzione capitalistico era divenuto abbastanza forte da render tanto inattuabile quanto superflua una regolamentazione legale del salario, ma non si volle rinunciare alle armi del vecchio arsenale in caso di necessità. Ancora 8, Giorgio 11, proibiva un salario giornaliero superiore ai 2 scellini 7 pence e mezzo ai garzoni dei sarti di Londra e dintorni, se non nel caso di lutto generale; ancora 13, Giorgio III, c. 68, affidava ai giudici di pace la regolamentazione del salario dei tessitori di seta; ancora nel 1796 ci volevano due giudici dei tribunali superiori per decidere se gli ordini dei giudici di pace sul salario lavorativo fossero validi anche per operai non agricoli; ancora nel 1799 un Atto del parlamento confermava che il salario degli operai delle miniere di Scozia era regolato da uno statuto di Elisabetta e da due Atti scozzesi del 1661 e del 1671. Ma un incidente senza precedenti alla Camera bassa inglese dimostrò quanto la situazione fosse rovesciata. Alla Camera dei Comuni, che da più di 400 anni aveva fabbricato leggi sul massimo che il salario non doveva assolutamente superare, il Whitbread propose nel 1796 un minimo di salario legale per gli operai giornalieri agricoli. Il Pitt si oppose, ma ammise che la “situazione dei poveri era crudele (cruel)”. Finalmente nel 1813 vennero abolite le leggi sulla regolamentazione dei salari. Esse erano un'anomalia ridicola, da quando il capitalista regolava la fabbrica con la sua legislazione privata e faceva integrare con la tassa dei poveri il salario dell'operaio agricolo fino al minimo indispensabile. Le disposizioni degli statuti operai sui contratti fra padroni e operai, sui licenziamenti a termine, ecc., che consentono la querela per rottura di contratto solo in un tribunale civile se contro il padrone, ma in tribunale penale se contro l'operaio, rimangono ancora in pieno vigore anche oggi.

Le atroci leggi contro le coalizioni sono cadute nel 1825 di fronte all'atteggiamento minaccioso del proletariato. Però caddero solo in parte. Alcuni bei residui dei vecchi statuti sono scomparsi solo nel 1859. E finalmente l'Atto del parlamento del 29 giugno 1871 pretende di eliminare le ultime tracce di quella legislazione di classe con il riconoscimento legale delle Trades' Unions. Ma un Atto del parlamento della stessa data (An act to amend the criminal law relating to oiolence, threats and molestation) ristabiliva di fatto la vecchia situazione in nuova forma. Con questo giuoco di prestigio parlamentare i mezzi dei quali gli operai possono servirsi in uno sciopero o in un lock-out (sciopero dei fabbricanti coalizzati con contemporanea chiusura delle fabbriche) venivano di fatto sottratti al diritto comune e posti sotto una legislazione penale eccezionale, la cui interpretazione spettava ai fabbricanti stessi nella loro qualità di giudici di pace. La stessa Camera dei Comuni e lo stesso signor Gladstone avevano con la nota onestà presentato due anni prima un disegno di legge per l'abolizione di tutte le leggi penali d'eccezione contro la classe operaia. Ma il disegno non fu fatto arrivare oltre la seconda lettura, e in tal modo la cosa fu trascinata per le lunghe finché alla fine il « grande partito liberale » trovò, per mezzo di un'alleanza con i tories, il coraggio di volgersi decisamente contro quello stesso proletariato che l'aveva condotto al potere. Non soddisfatto di questo tradimento, il « grande partito liberale» permise ai giudici inglesi, sempre compiacenti al servizio delle classi dominanti, di riesumare le leggi perente sulle “cospirazioni” e di applicarle alle coalizioni operaie. Si vede dunque che il parlamento inglese ha rinunciato solo di controvoglia e sotto la pressione delle masse alle leggi contro gli scioperi e le Trades' Unions, dopo aver tenuto esso stesso, per cinque secoli, con egoismo spudorato, la posizione di una Trade Union permanente dei capitalisti contro gli operai.

Fin dall'inizio della tempesta rivoluzionaria la borghesia francese osò sottrarre agli operai il diritto d'associazione che si erano appena conquistato. Con decreto del 14 giugno 1791 la borghesia dichiarò che ogni coalizione operaia era un “attentato contro la libertà e la dichiarazione dei diritti dell'uomo”, punibile con 500 livres di multa e con la privazione dei diritti civili attivi per un anno. Questa legge che costringe, con una misura di polizia statale, entro limiti comodi al capitale la lotta di concorrenza fra capitale e lavoro, è sopravvissuta a rivoluzioni e a cambiamenti dinastici. Perfino il Terrore la lasciò intatta. Solo di recente è stata cancellata dal codice penale. Non c'è niente di più caratteristico del pretesto di questo colpo di Stato borghese. Dice il relatore, Le Chapeliet: “Benché sia desiderabile che il salario diventi un po' più elevato di quello che è in questo momento, affinché colui che lo riceve sia fuori di quella dipendenza assoluta, causata dalla privazione dei mezzi di sussistenza necessari, che è quasi la dipendenza della schiavitù” gli operai non debbono tuttavia accordarsi sui loro interessi, non debbono agire in comune moderando così quella loro “assoluta dipendenza che è quasi schiavitù”, perché con ciò essi ledono appunto « la libertà dei loro ci – devant maitres, degli attuali imprenditori » (la libertà di mantenere gli operai in schiavitù), e perché una coalizione contro il dispotismo degli antichi padroni delle corpo- razioni - indovinate! - è un ristabilimento delle corporazioni abolite dalla costituzione francese!

Capitale di Karl Marx pag. 797-805 Libro Primo Editori Riuniti 1994

La società italiana si sta avviando a riproporre lo schiavismo cristiano contro la Costituzione della Repubblica. Certo, accusare i politici di azioni illegali e Costituzionali ci si espone alla violenza di denunce e di ritorsioni. Quando Giorgio Napolitano, nella sua qualità di Presidente della Repubblica, firma leggi illegali come il “decreto sicurezza” o il “Lodo Alfano” tentando di costruire e legittimare campi di detenzione per indigenti, come nella tradizione riportata da Karl Mark, e ha tentato di legittimare un principio della monarchia assoluta, il Lodo Alfano, contro i fondamenti della Costituzione, ha messo in atto comportamenti illegali. Il Presidente non è imputabile per gli atti che compie durante il suo mandato, questo dice la Costituzione, ma ciò non toglie che i suoi atti abbiamo una valenza di eversione dell’ordine democratico mettendo in pericolo l’intera società italiana. E' vero che la Corte Costituzionale ha abrogato tali leggi, o parti di legge, illegali, ma ciò non toglie che dalla firma del Presidente di tali leggi e la loro abrogazione i cittadini italiani sono vissuti in una Costituzione arbitrariamente e illegalmente sospesa.  Un Presidente che non ha chiaro che cos’è Costituzionale e che cosa non è Costituzionale è un individuo socialmente pericoloso che occupa un ruolo di grande responsabilità Istituzionale.


27 ottobre 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784

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