La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 11 febbraio 2013

Zaia e il disastro sociale del Veneto: di disperazione in disperazione.

L'ideologia dei veneti!
Prima o poi dovranno rientrare
nella società civile

Continua la disperazione del Veneto cattolico. Erano alcuni anni che non trattavo più i suicidi per il semplice fatto che si mette enfasi quando la situazione si sta aggravando. Quando le azioni di Zaia e della chiesa cattolica stanno saccheggiando ulteriormente la regione Veneto. Poi, la diga emotiva si rompe e la chiesa cattolica riesce a trionfare spingendo al suicidio decine di persone dopo averle, mediante la violenza educazionale, private degli strumenti con cui affrontare le condizioni sociali. Allora, non serve più indignarsi.
Si guardano i cadaveri galleggiare sul mare della disperazione umana e si scuotono le spalle in un’indifferenza che ci porta a dire: “Ve la siete voluta!”.
Sono tutte storie personali, storie drammatiche, ma che non meritano compassione in quanto singole storie. Merita compassione un insieme sociale in acuta sofferenza in cui la chiesa cattolica mette in atto tutta la sua violenza, spesso espressa con la carità, per poter continuare a spingere le persone al suicidio: ogni volta che la chiesa cattolica ha costretto un bambino in ginocchio a confidare nel criminale in croce, anziché renderlo edotto sulle norme sociali, lo ha predisposto al suicidio.

I venetisti che vorrebbero rapinare tutta l’Italia, ma che non son in grado di confrontarsi con i problemi del paese. L’imprenditore pistoleros, il già presidente “Stato Veneto Indipendente”. E questo la dice lunga su quanto squallore grondi dalle loro mani.
Chissà se i magistrati individueranno nel gesto le aggravanti delle finalità per terrorismo.

 CHOC AL CREDITO COOPERATIVO
11.02.2013
Entra in banca e spara al direttore: è grave
A sparare è stato Luciano Franceschi, titolare di un supermercato, e noto "venetista". Il movente sarebbe un mancato credito. La vittima è Pier Luigi Gambarotto: l’uomo è grave ma è ancora vivo

CAMPOSARSEGO. Un uomo è entrato attorno alle 10.30 nella sede centrale della Banca di Credito Cooperativo a Campodarsego e ha sparato al direttore Pier Luigi Gambarotto. L’uomo è ferito in modo grave ma è vivo. Sul posto si sono subito portati i carabinieri che hanno iniziato le indagini. Choc tra i dipendenti della banca che hanno assistito alla scena.
A sparare al direttore Gambarotto è stato Luciano Franceschi, imprenditore del settore alimentare, proprietario di un supermercato a Borgoricco e noto "venetista", già presidente dello "Stato Veneto Indipendente". All'origine del gesto probabilmente un mancato credito da parte della banca.

Tratto da:


Poi ci sono i “paroni” falliti. Nota figura di onnipotenti del Veneto. Coloro che hanno agito profittando di buone condizioni sociali per “farsi gli affari loro” e finendo per saccheggiare l’intera regione con decine di migliaia di disoccupati.


Imprenditore suicida in azienda: nuova vittima della crisi
Albino Mazzaro, 54 anni, di Cadoneghe, trovato morto da un familiare. Ha lasciato un biglietto: «Non ce la faccio più»

VIGONZA. Un imprenditore di 54 anni, Albino Mazzaro, si è tolto la vita ieri pomeriggio nella sua azienda. Non ha retto al peso della crisi, alle difficoltà economiche che lo avevano costretto a rallentare la produzione fino a sospenderla, a chiedere la cassa integrazione per la decina di dipendenti e a conoscere i lati più angoscianti della congiuntura economica. L’ha fatta finita nel suo ufficio, al termine di una domenica trascorsa a riflettere sui suoi guai e a convincersi che non c’era ormai alcuna via d’uscita.

Tratto da:


Poi c’è una disperata che non è chiaro se si è buttata dall’hotel o se è stata buttata. Doveva partire per Trapani, ma l’incidente aereo a Tessera ne ha rinviato la partenza. Anche lei Veneta educata dai cattolici alla sottomissione e instradata all’incapacità di affrontare i problemi esistenziali.
  
Insegnante si uccide gettandosi dall’Hotel Maggior Consiglio
È volata da una stanza al terzo piano. La vittima è una 42enne trapanese

TREVISO – Ha deciso di farla finita gettandosi dal terzo piano dell’Hotel Maggior Consiglio di via Terraglio a Treviso. Si tratta di un’insegnante di 42 anni originaria di Portogruaro e residente a Castelvetrano, in provincia di Trapani.
Il suicidio si è verificato questa mattina, la donna è stata notata a terra da alcuni passanti, già priva di vita. Alloggiava all’Hotel Maggior Consiglio da domenica sera, con lei c’era anche il fratello, che in quel momento non era nella camera da cui la donna si è gettata.

Tratto da:


E poi ci sono i sociologi, quelli che favoriscono i suicidi fingendo di non vedere le cause nell’educazione dell’infanzia perché sono, direttamente o indirettamente, stipendiati dalla chiesa cattolica.
La gente si sta ammazzando da anni e i sociologi, anziché individuare le cause nella violenza e nell’odio della chiesa cattolica, vengono a spacciare la convinzione che sono loro, i suicidi, delle persone inadeguate, deboli, fragili.
No! Sono i truffati dalla chiesa cattolica. E’ l’infanzia educazionalmente violentata dalla chiesa cattolica, con la complicità di psicologi e sociologi che, attenti al loro stipendio, preferiscono parlare di cause individuali e non della responsabilità di una società profondamente malata di morte in nome del dio padrone al quale i genitori veneti sacrificano i loro figli.
E così, il giornalista chiede alla sociologa: “Ma perché una catena così impressionante di suicidi nella Marca Trevigiana?”
La risposta è: “Perché l’infanzia è stata violentata dalla chiesa cattolica e i Gentilini nel trevigiano si contano a decine, ma solo uno può diventare sindaco. E’ più facile che gli altri, licenziati o in crisi, si suicidano!”

Perché tanti suicidi nella Marca?
L'analisi della sociologa Monica Fabris
30/01/2013
TREVISO - Una catena impressionante di suicidi sta scuotendo la Marca Trevigiana. Solo oggi, sono tre le notizie di persone che si sono tolte la vita. Dietro gesti tanto tragici, c’è il male di vivere che in questo tempo di crisi economica e prospettive nerissime ha il volto del lavoro, perso o mai trovato.
Monica Fabris è titolare di Episteme, un’agenzia di indagine sociologica che tiene sotto osservazione l’umore della nazione.
Innumerevoli i suicidi nella Marca trevigiana in poche settimane. Come si spiega questo fenomeno?
C’è una negatività generale che, incontrando biografie personali più fragili o problematiche, agisce da detonatore. Siamo passati da una fase di pessimismo, legato alla difficile situazione economica e ad alcune specificità di questa fase storica come la perdita del primato culturale dell’Occidente e l’emergere di nuove aree mondiali destinate a diventare dominanti, ad un vero e proprio disorientamento. Pessimismo e clima da aspettative decrescenti, nell’ultimo anno, hanno lasciato posto all’abbandono di ogni visione, all’assenza di scopi, di prospettive e al senso di impotenza. Tutto ciò porta alla paralisi, che è più del pessimismo.

Tratto da:

La violenza dei sociologi è una violenza criminale. Anche se nessun tribunale li processerà, son coloro che aiutano la chiesa cattolica a suicidare le persone affermando che tanto, essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino, se non riesce ad affrontare i momenti di crisi è perché “lui è un cretino come il suo dio padrone” non perché le sue capacità emotive sono state violentate dalla chiesa cattolica.
Domani ci saranno altri suicidi e i sociologi e i cattolici, sghignazzando di compiacimento, diranno “poverino”.
E sono loro che lo hanno ammazzato.
A noi non ci resta che stare sulla riva del fiume delle emozioni umane e osservare questi cadaveri galleggianti.
Questo è il Veneto che piace a Zaia, Tosi e a Gentilini. Loro amano le ronde, impedire ai musulmani di pregare, aggrediscono i barboni che chiedono l’elemosina, distruggere i campi nomadi, incitano al razzismo. Della società civile non sanno che farsene, è solo una preda da spolpare.


11 febbraio 2013
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784



Nessun commento:

Posta un commento