La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 4 giugno 2016

Banche truffatrici e magistrati corrotti in Veneto

Le persone possono difendersi,
ma fintato che verranno costrette
in ginocchio  davanti al pederasta
in croce, saranno vittime delle Banche
più altri.
Mentre Michele Dalla Costa si divertiva con Felice Maniero (voleva farla passare come “mafia del Brenta”, ma era solo un manipolo di criminali), bande di criminali ben più feroci, indisturbate, si organizzavano in Veneto per spennare i coglioni che, costretti in ginocchio nelle parrocchie e violentati nella loro struttura psichica, diventavano le prede di organizzazioni “tipo mafia” che li avrebbero spennati come polli: altro che tangenti!

La mafia cresceva, ma nell’ideologia cristiana manifestata dal crocifisso, i magistrati non intervengono quando le persone vengono offese (vedi le denunce di donne che subiscono violenze e che quando vengono ammazzate si scopre che avevano già denunciato atti che avrebbero portato a questo), ma solo quando è opportuno, e come è opportuno, per la loro carriera (vedi i rapporti Previti-Nordio o l’azione di Nordio, lanciata a grandi titoli sui giornali a scopo diffamatorio, dell’inchiesta sui fondi neri del PCI finita in nulla). Non è che le banche non abbiano creato difficoltà al territorio Veneto ben prima di quanto è successo in questi due anni, ma i magistrati hanno ritenuto che i truffati (come le donne violentate) se la sono cercata.

E’ la mentalità cristiana, legittimata dal crocifisso che, sovrapposta alla legalità Costituzionale, annulla il diritto Costituzionale per riaffermare l’assolutismo della monarchia assolutista rappresentata dal crocifisso.

I magistrati fingono di non leggere un reato grave nelle azioni che fanno le banche, eppure è nel costume di Nordio e di Dalla Costa divertirsi a mettere in galera persone per reati banali trasformati in reati “gravi”; basta “interpretare” il reato di danneggiamento (che oggi non prevede nemmeno l’arresto) trasformandolo in reato di devastazione, che prevede l’ergastolo, e si può vessare e torturare impunemente le persone. Basta ignorare le condizioni associative che determinano il reato di associazione per delinquere o banda armata, per trasformare la semplice conoscenza fra persone in associazione criminale. Dunque, se volevano, avevano gli strumenti per fermare le Banche, ma, se non lo hanno fatto, dimostrano, quanto meno nei fatti, un loro coinvolgimento e una loro complicità soggettiva. Come del resto sta dimostrando complicità Rita Ugolini nelle devastazioni ambientali in Veneto. D’altronde erano già complici con l’ufficio della Procura della Repubblica nelle devastazioni per inquinamento anche con diossine messe in atto dalla Montedison di Cefis a porto Marghera. Reati di devastazione ambientale che hanno finto di non vedere, in nome del diritto del crocifisso di ammazzare le persone, portandoli, quando qualcuno li ha usati per la sua carriera politica (il torturatore Felice Casson), alla prescrizione.

Per i cittadini, pensare che la Procura di Venezia agisca per giustizia, appare un’utopia. Sembra quasi che i Procuratori e i sostituti facciano capo ad associazioni, più o meno segrete, che poco hanno a che vedere con i loro doveri d’ufficio. Di primo acchito vengono in mente le associazioni clerico-massoniche, ma dal momento che i cittadini sono privati della possibilità di controllarli (intercettarli o inquisirli) si può solo ipotizzare ed è facile sforare nelle fantasie complottiste quando, magari, è solo incapacità o disprezzo per i cittadini che, però, finiscono per favorire progetti criminali come quello di La Barbera che è sfociato nella manipolazione dei testimoni per gli attentati Falcone-Borsellino o per le torture al G8 di Genova.

Intanto, mentre loro giocano, in Veneto è successo questo:

Veneto Banca, il dramma dell'azionista che ha tentato il suicidio: "Non ci è rimasto più nulla"
Tensione a Montebelluna, un socio ha minacciato il suicidio nella sede dell'istituto di credito dopo aver perso molte migliaia di euro, pare alcuni milioni.

MONTEBELLUNA.Non c'è rimasto più nulla”. Claudio Fagan, 61 anni, di Montebelluna, parla con i cronisti al termine della lunga trattativa con i carabinieri. I militari lo hanno fatto desistere dal suo intento suicida: l'uomo, ex dirigente di una casa farmaceutica fallita, voleva farla finita nella sede di Veneto Banca.
Voleva farla finita perché lui, la sua famiglia, non hanno più nulla: prima dello scossone, Fagan e alcuni suo parenti detenevano azioni per due milioni di euro. Azioni che ora non valgono quasi più nulla. Questa mattina l'uomo si è presentato negli uffici direzionali di Veneto Banca, al quarto piano, per ritirare “i suoi soldi”: voleva due milioni di euro. I dirigenti si sono negati e lui è rimasto lì, in paziente attesa.

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2016/06/03/news/veneto-banca-azionista-minaccia-il-suicidio-davanti-al-direttore-1.13595226?ref=hftttrec-1

E ancora:


Cartelli, slogan e croci nere
va in scena il «funerale» di Zonin
Impiegati, casalinghe e pensionati aderiscono al «funerale»

MONTEBELLO (Vicenza) Croci nere attaccate con il nastro adesivo sulla villa di Gianni Zonin. E una folla di una sessantina di persone che, brandendo cartelli con accuse alla Banca Popolare di Vicenza e richieste alla procura di indagare, grida in coro «ladro, ladro» a più riprese. Tutti pensionati, impiegati, massaie: «Abbiamo perso i nostri risparmi con le azioni della Popolare», è la prevedibile spiegazione. Se in tutta Italia il 2 giugno si è celebrata la festa della Repubblica, in centro a Montebello l’associazione Federcontribuenti ne ha voluto così celebrare «il funerale: perché se si è in presenza di uno Stato che difende ladri e truffatori al posto dei cittadini onesti non c’è proprio nulla per cui far festa» attacca Marco Paccagnella, rappresentante dell’associazione di consumatori.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2016/2-giugno-2016/croci-nere-villa-zonin-240506766399.shtml

E ancora:

Banco, l’aumento costa già 1,4 miliardi
In Veneto il conto per i soci sale a 12,4
Verona fissa il prezzo. Con nuovi sacrifici dopo quelli pagati a Vicenza e Montebelluna

VERONA Il Banco Popolare fissa il prezzo dell’aumento di capitale, che è già costato ai soci 1,4 miliardi di euro. Un salasso ulteriore, che si aggiunge agli 11 miliardi bruciati con i drammatici aumenti di capitale di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, costati brutalmente ai soci l’azzeramento del valore delle azioni, portando il conto che stanno pagando gli azionisti delle banche venete per i rafforzamenti patrimoniali a 12,4 miliardi di euro. Condizioni diverse, certo, quelle del Banco rispetto agli altri due istituti, perché qui l’operazione, pretesa dalla Bce, è la base per la fusione con la Popolare di Milano che darà vita al terzo gruppo bancario italiano. Ma il sacrificio per i soci è comunque enorme, alla vigilia di un’operazione che dovrà iniettare un altro miliardo di euro dopo i 3,5 già versati tra 2011 e 2014. Il conto esce dalle condizioni definitive dell’aumento di capitale da un miliardo, approvate ieri pomeriggio dal cda di piazza Nogara, mentre il via libera dalla Consob alla pubblicazione del prospetto è atteso per oggi.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/economia/2016/3-giugno-2016/banco-l-aumento-costa-gia-14-miliardi-veneto-conto-soci-sale-124-240509861389.shtml

E’ stato possibile, da parte delle banche, truffare queste persone solo perché i Magistrati non sono intervenuti quando la chiesa cattolica li stuprava da bambini costringendoli in ginocchio a pregare il suo dio padrone rendendoli, di fatto, individui pronti per essere truffati dall’“autorità” o “chi di competenza”. In sostanza, i magistrati hanno ragionato in questo modo: “chi ce lo fa fare di perseguire reati così irrilevanti come lo stupro psichico dei bambini?”. E hanno continuato nel ragionamento: “Essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo, cretino e deficiente, è giusto che il cittadino, a sua immagine, sia indifeso e oggetto sociale di aggressione!”. Questo tipo di ragionamento, che viene fatto dai magistrati, se da un lato determina la loro indifferenza per il fatto che i Vigili Urbani aggrediscono i mendicanti per sottrarre loro pochi euro, dall’altro li rendono indifferenti al fatto che degli imbecilli, che da bambini sono stati costretti in ginocchio davanti al dio padrone, ora diano i loro soldi ad un’altra tipologia di padrone affinché li renda soggetti di carità, esattamente come i mendicanti.

Anche se ho scritto Il Crogiolo dello Stregone per aiutare le persone ad attrezzarsi davanti ai comportamenti oggettivamente criminali di queste persone, lo stupro che hanno ricevuto dall’educazione cristiana espone i cittadini ad essere oggetti di possesso del loro dio padrone, oggetti di possesso di una società civile organizzata per poterli rapinare.

O i cittadini imparano a difendersi da soli o sono destinati ad essere vittime di criminali che per annientare la loro vita li rendono complici di altri crimini come fa il Partito Politico della Lega che aizzandoli, incitando l’odio razziale contro i poveri, aiutano la chiesa cattolica e le banche a rendere i cittadini ciechi davanti ai crimini che vengono consumati nei loro confronti.

Io metto a disposizione gli strumenti, ma sono ben consapevole che le persone non sono in grado di usarli. Un cristiano che legge Il Crogiolo dello Stregone è come se un uomo del mesozoico (erano uomini, qualunque forma avessero in quel periodo i nostri progenitori) trovasse un fucile mitragliatore. Non saprebbe che farsene. Eppure, se avesse un po’ di passione, sarebbe utile ai suoi figli anziché metterli in ginocchio e violentarli per costringerli a pregare un pederasta in croce.


Intanto le banche truffano, i magistrati non vedono e cittadini idioti protestano derisi da una Ugolini Rita che qualche mese prima del suo matrimonio, nel 1982 si presenta in galera a Belluno con camicetta trasparente e reggiseno di pizzo (e io pensavo, ma quanto è stronza questa! Ma era d’accordo con le Brigate Rosse di Vittorio Olivero infatti, ha occultato il documento che gli ho consegnato.): e intanto la gente muore per inquinamento!

Andate a chiedere giustizia con gente di questo genere! Per questo le Banche possono truffare indisturbate i loro clienti. Quando andate a chiedere giustizia a magistrati di questo genere, sono pronti a sputarvi addosso se la vostra richiesta di giustizia non coincide con i loro interessi personali. Questi codardi non sanno nemmeno che cosa sia la giustizia. Per questo ai truffati dalle banche non resta che suicidarsi!

Come può essere diversamente?
Riporto dal giornale La Repubblica parte dell’articolo di Franco Vanni che conferma quanto scritto sopra delle relazioni e delle responsabilità esistenti nell’organizzazione della grande truffa della Banca Popolare di Vicenza.

Ispettori, magistrati e Gdf ecco la rete di protezione della Popolare Vicenza
Tutti i segnali del crac ignorati da Bankitalia e pm con l'aiuto anche di diplomatici e prefetti. Gli esposti sono rimasti inascoltati e oggi 118 mila risparmiatori chiedono giustizia

dal nostro inviato FRANCO VANNI

VICENZA - Li chiamavano "i pretoriani". E anche se nessuno lo ha mai esplicitato, nei corridoio della Popolare di Vicenza tutti intuivano quale fosse la loro missione: controllare i controllori. Adesso dicono che questa è sempre stata l'idea fissa di Gianni Zonin, presidente della banca dal 1996 allo scorso 23 novembre. E' stato lui, già celebre come re dei vini, a segnare l'ascesa e la caduta di questo istituto, che dal Veneto si è esteso in tutta Italia con 5 mila dipendenti e 482 filiali. Un castello di carte ridotto in cenere, bruciando in pochi mesi 6,2 miliardi di euro e lasciando sul lastrico 118 mila soci che avevano investito i loro risparmi in azioni passate dal valore di 62,5 euro a dieci centesimi. Il 2 giugno le vittime del crac hanno manifestato davanti alla villa di Zonin, chiedendo alla magistratura di sequestrarla. Ma ufficialmente non è più sua, perché si è liberato di ogni proprietà, forse pronto a trascorrere la vecchiaia nei suoi possedimenti esteri. Il crollo è stato rapidissimo mentre le indagini dei pm che lo hanno scalzato dal vertice dell'istituto sono lente, tanto da non prevedere sviluppi prima dell'autunno. Eppure nel corso degli anni i campanelli di allarme sulla solidità della banca, che sponsorizzava squadre sportive e finanziava film da Oscar come la "Grande Bellezza", non sono mancati: dal 2001 al 2014 ci sono stati esposti, ispezioni di Bankitalia e due inchieste della procura che avrebbero dovuto approfondire proprio gli elementi poi rivelatisi determinanti nello sgretolamento del forziere vicentino.

Ad esempio, secondo quanto accertato dalla Bce negli anni passati, la crescita di BpVi che nel ventennio di Zonin ha portato all'acquisizione di Banca Nuova e Cari Prato è stata sostenuta imponendo ai soci l'acquisto di azioni della stessa banca come condizione necessaria per la concessione di prestiti. Una pratica denunciata da gruppi di piccoli risparmiatori già agli esordi della presidenza di Gianni Zonin. "Sin dall'inizio il suo intento era mettere al riparo la Popolare di Vicenza da verifiche e guai giudiziari - dice Renato Bertelle, avvocato di Malo, presidente dell'associazione nazionale azionisti BpVi -. Come lo ha fatto? Con nomine e assunzioni. Ha creato una rete di protezione, per evitare che franasse tutto. Ha cercato di mettere a libro paga quelli che potevano dargli fastidio, o i loro capi. E in molti casi ce l'ha fatta". Non è un caso che fra le prime iniziative del nuovo amministratore delegato Francesco Iorio ci sia stata la sostituzione dei "pretoriani", arruolati ai vertici delle istituzioni che avrebbero dovuto tenere sotto controllo la banca. Porte girevoli che hanno permesso di passare dai ranghi della magistratura, delle Fiamme Gialle, di Bankitalia a quelli della Popolare.

[…]

Affari di famiglia. Le segnalazioni che hanno dato il via all'ispezione della Banca d'Italia finiscono sui tavoli della procura di Vicenza, che nello stesso 2001 apre un'inchiesta. Zonin viene indagato per falso in bilancio. Secondo gli esposti, gli amministratori avrebbero fatto sparire dal rendiconto del 1998 quasi 58 miliardi di lire di minusvalenze, frutto dell'acquisto di derivati. All'attenzione dei pm vicentini vengono portate anche alcune operazioni immobiliari intraprese dalla banca nel 1999 con la società Querciola Srl diretta da Silvano Zonin, fratello di Gianni. L'istituto avrebbe pagato affitti per un valore eccessivo, con danno per i soci. L'allora procuratore capo, Antonio Fojadelli, avoca a sé il fascicolo. Esperto in criminalità organizzata - aveva guidato le inchieste sulla mala del Brenta - chiede l'archiviazione. Il gip Cecilia Carreri respinge la richiesta e ordina l'imputazione coatta per Zonin. Ma nel 2005 la giudice viene travolta da uno scandalo dai contorni oscuri, nato dalla pubblicazione di una sua foto sul giornale locale. Per Zonin la vicenda si chiude con una sentenza di non luogo a procedere. Fojadelli nel 2011 lascia la magistratura e tre anni dopo Zonin lo chiama nel cda della Nord Est Merchant, detenuta da BpVi. Direttamente dalla guardia di finanza arriva invece Giuseppe Ferrante, ex capo del nucleo di polizia Tributaria di Vicenza, già dal 2006 responsabile della direzione Antiriciclaggio della banca. Anche l'avvocato Massimo Pecori, figlio di uno dei pm di punta della procura cittadina, ottiene incarichi per l'istituto. Ma, come spiega lui stesso, la Popolare "ha centinaia di legali sotto contratto". L'istituto di Zonin infatti è il simbolo stesso della ricchezza in un NordEst che all'epoca non conosce crisi.

[…]

Nel 2012 Zonin appare ancora forte, come il gruppo che guida. Da un anno il prezzo delle azioni è fissato a 62,5 euro e il numero dei soci (che nel 2008 erano 60mila) lievita. È in quei mesi che il cda di Banca Nuova istituto con 100 sportelli in Sicilia, creato nel 2000 a Palermo da BpVi - nomina come consigliere indipendente Manuela Romei Pasetti, già presidente della Corte d'Appello di Venezia, competente sul territorio di Vicenza. "Zonin, come sempre nella sua vita, ha fatto le cose in grande anche quando si è trattato di comporre i cda di fondazioni e controllate - dice l'avvocato Bertelle - verso la fine della sua avventura in banca, aveva così tanto potere da portarsi in casa prefetti e diplomatici". Il prefetto è Sergio Porena, rappresentante degli Interni a Vicenza fra il 1989 e il 1991, e già probiviro di BpVi. Zonin gli apre le porte del cda della Fondazione Roi, di cui lui stesso è presidente. Il diplomatico è Sergio Vento, già ambasciatore a Parigi, ingaggiato da Zonin come vice presidente di Nord Est Merchant Due, società di risparmio gestito di BpVi. Nulla di straordinario. In centri di provincia come Vicenza, Arezzo, Treviso, Chieti, Ancona, Ferrara gli istituti locali erano il cuore della ricchezza e del potere, elargivano finanziamenti, incarichi e offrivano prestigiose poltrone. In ogni città si è ripetuto un copione simile, con controllori incapaci di riconoscere i segnali del crollo.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/06/04/news/ispettori_magistrati_e_gdf_ecco_la_rete_di_protezione_della_popolare_vicenza-141264456/


Questo è il terrorismo che avanza, bisogna che i singoli imparino a difendersi.



Imparate ad essere uomini e donne
anziché pecore del gregge del dio padrone.

Claudio Simeoni

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