La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 4 novembre 2016

La creazione in Platone


Il racconto di Protagora è il racconto del venir in essere del mondo com’era pensato da Platone.

Il Protagora fu scritto da Platone all’incirca nel 388 a.c. cioè nel IV° secolo a.c.
E’ attendibile che questo scritto sia di Platone?

E’ attendibile che queste siano le storie raccontate da Platone come veicolazione con cui smerciare le sue idee oligarchiche e assolutiste trasformandole in una costruzione filosofica?

Quali fonti abbiamo per affermare che quanto scritto da Platone abbia dei precedenti? Quante fonti abbiamo, con sicurezza storica, che quello specifico racconto della bibbia cristiana relativo alla Genesi sia stato scritto prima del racconto di Platone?

In Esiodo non troviamo nessun meccanismo che si avvicini a quanto afferma Platone e, dunque, dobbiamo supporre che, al di là da dove Platone ha tratto l’idea della creazione che fa raccontare a Protagora, si tratta di un’elaborazione di Platone fatta propria dagli ebrei.

Si è sempre affermato che i testi ebraici della bibbia fossero molto antichi. Oggi sappiamo che non è così e nulla impedisce di pensare che nel grande calderone di informazioni usate dagli estensori della Genesi della bibbia sono intervenute diverse tradizioni, sicuramente quella Sumera, ma, stando al Protagora, non si può escludere l’intervento dei platonici.

Scrive Platone nel Protagora:

«C'era un tempo in cui esistevano gli dèi, ma non esistevano le stirpi mortali. Quando anche per queste giunse il tempo segnato dal destino per la loro generazione, nell'interno della terra gli dèi le plasmarono, facendo una mescolanza di terra e di fuoco, e degli altri elementi che si possono unire col fuoco e con la terra. E quando si trovarono nel momento di farle venire alla luce, affidarono a Prometeo e ad Epimeteo il compito di fornire e di distribuire le facoltà a ciascuna razza in modo conveniente. Ma Epimeteo chiese a Prometeo di poterle distribuire lui da solo:
"Quando avrò finito la distribuzione - soggiunse - tu verrai a vedere". E, così persuasolo, si accinse all'opera di distribuzione. Ad alcune razze diede la forza senza la velocità, e fornì invece le razze più deboli di velocità. Ad altre assegnò armi di difesa e di offesa, mentre per altre ancora, cui aveva dato una natura inerme, escogitò altre facoltà, per garantire la loro salvezza. Infatti, a quelle razze che egli rivestì di piccolezza, diede la capacità di fuggire con le ali, oppure d! celarsi sotto terra; invece a quelle a cui fornì la grandezza, diede la possibilità di salvarsi appunto con questa. E anche le altre facoltà distribuì in questo modo, in maniera che si equilibrassero. Ed escogitò queste cose facendo attenzione che nessuna razza si potesse estinguere. E, allorché ebbe premunite le varie razze dei mezzi per sfuggire alle distruzioni reciproche, escogitò un espediente perché si difendessero contro le intemperie delle stagioni che manda Zeus, rivestendole di folti peli e di spesse pelli, capaci di difenderle dal freddo e in grado di proteggerle dalle calure, e tali che, quando si coricavano nei loro giacigli, queste servissero da coltri naturali, proprie a ciascuna di esse. E ad alcune fornì zoccoli ai piedi, ad altre pelli dure e senza sangue. Successivamente, fornì cibi diversi per le diverse razze: ad alcune assegnò le erbe della terra, ad altre i frutti degli alberi, ad altre le radici. E vi sono razze cui concesse di divorare altre razze di animali per nutrirsi; e provvide che le prime avessero una scarsa prole, e che quelle che dovevano essere divorate da queste avessero invece una numerosa prole, assicurando la conservazione della razza. Orbene, Epimeteo, che non era troppo sapiente, non si accorse di aver esaurite tutte le facoltà per gli animali: e a questo punto gli restava ancora la razza umana non sistemata, e non sapeva come rimediare. Mentre egli si trovava in questa situazione imbarazzante, Prometeo viene a vedere la distribuzione e si accorge che tutte le razze degli altri animali erano convenientemente fornite di tutto, mentre l'uomo era nudo, scalzo, scoperto e inerme. E ormai s'avvicinava il giorno segnato dal destino in cui anche l'uomo dove- va uscire dalla terra alla luce. Allora, Prometeo, in questa imbarazzante situazione, non sapendo quale mezzo di salvezza escogitare per l'uomo, ruba ad Efesto e ad Atena la loro sapienza tecnica insieme col fuoco (senza il fuoco era infatti impossibile acquisire e utilizzare quella sapienza) e la dona all'uomo. In tal modo, l'uomo ebbe la sapienza tecnica necessaria perla vita, ma non ebbe la sapienza politica, perché questa si trovava presso Zeus, e a Prometeo non era ormai più possibile entrare nell'acropoli, dimora di Zeus; per giunta, c'erano anche le terribili guardie di Zeus. Entra dunque furtivamente nella officina di Atena e di Efesto, in cui essi praticavano insieme la loro arte, e, rubata l'arte del fuoco di Efesto e quella di Atena, la dona all'uomo. Di qui vennero all'uomo le sue risorse per la vita. Ma Prometeo, a causa di Epimeteo, in seguito, come si narra; subì la pena per il furto.

Pag. 818 e 819
Tratto da:

Platone, Tutti gli scritti Editore Bompiani 2000/2014 a cura di Giovanni Reale, in particolare il Crizia è tradotto e annotato da Giovanni Reale.

Troppi filosofi vogliono tornare fra le braccia della chiesa cattolica, ma dal momento che si vergognano del macellaio di Sodoma e Gomorra, preferiscono passare attraverso Platone riabilitando Socrate e le sue farneticazioni creazioniste.

E’ vero che queste affermazioni sono messe in bocca da Platone a Protagora, ma è sempre Platone che le manifesta senza contestarne la validità dottrinale e, pertanto, sono il fondamento della credenza che Platone impone ai suoi seguaci.

Lo stupro a cui vengono sottoposti gli Dèi ad opera di Platone è evidente. La necessità di Platone di far dipendere l’uomo da un atto di volontà fuori dall’uomo è evidente.

L’oligarchia, la dittatura, deve trionfare sulla democrazia ed è a questo che mirano i filosofi nostrani che tendono a ritornare fra le braccia dei cattolici per aiutarli a stuprare i bambini.

Claudio Simeoni

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