La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 21 gennaio 2017

La Regione Veneto e l'induzione al suicidio

Il razzismo aggredisce gli extracomunitari
che lavorano e favorisce i criminali.
La malattia in Veneto è una malattia imposta dall’Amministrazione Regionale e dalle Amministrazioni provinciali che violentano le persone per impedire loro di diventare cittadini consapevoli.

I ragazzi vengono violentati, minacciati, aggrediti e disarmati davanti alle condizioni dell’esistenza e tutti i cittadini oscillano fra l’essere truffati dalle banche, l’essere presi in giro da magistrati vigliacchi e miserabili che usano le leggi per il loro tornaconto personale in nome del crocifisso con cui minacciano di morte i cittadini e Istituzioni, rappresentate da Prefetti e Questori, che anziché agire per la sicurezza dei cittadini mettono in atto vere e proprie rappresaglie nei confronti dei cittadini costruendo quella società liquida che toglie il diritto dalle condizioni esistenziali dei cittadini.

La Regione Veneto minaccia di morte i cittadini con l’uso del crocifisso reiterando e rivendicando nei loro confronti il diritto di commettere quei reati che il crocifisso indica che vanno dal nazismo all’assolutismo ideologico, dal genocidio al razzismo e all’odio religioso. In pratica, attraverso l’uso del crocifisso, la Regione Veneto, i Carabinieri, la Polizia di Stato, la magistratura minacciano di morte e di torture i cittadini. Minacce di morte e di torture che si realizzano nella formazione di condizioni di vita atroci e criminali davanti alle quali molti cittadini si arrendono.

Perché questa associazione di delinquenti non è stata fermata prima?
Perché vescovi e preti cattolici non vengono inquisiti pur commettendo reati per i quali decine e decine di persone sono state condannate ad anni di galera?
La risposta è semplice: perché c’è una complicità in essere che si concretizza nella comune identificazione col crocifisso. Come fu per l’assassino di Gori, Albanese e il sequestro Tagliercio, Vittorio Olivero che per la comune frequentazione dell’Astori divenne complice di Ferrari. Un vero e proprio scambio. Il Pubblico Ministero Ferrari ebbe un complice per minacciare di morte coloro che aveva fatto torturare e in cambio Vittorio Olivero ebbe le condizioni per poter spacciare droga.

Il caso di Padova:


PADOVA Quattro sacerdoti in tutto: don Andrea Contin, ex parroco di San Lazzaro, indagato per violenza privata e favoreggiamento della prostituzione; don R. C., parroco di Carbonara di Rovolon, sentito per sei ore il 13 gennaio dal pm Roberto Piccione e poi sparito nel nulla e altri due sacerdoti di cui nessuno sa il nome, e che la procura sta cercando per interrogare come persone informate sui fatti (così com’è stato sentito don C., per il quale non è ipotizzato alcun reato). A un mese esatto, oggi, dalla perquisizione della canonica di San Lazzaro che il 21 dicembre squassava la chiesa di Padova quattro giorni prima di Natale, ecco il confine in cui si muovono le indagini all’interno di uno scandalo che non è limitato alla sola inchiesta penale. Partendo dalla denuncia della quarantanovenne parrocchiana che il 6 dicembre scorso ha dato il via all’indagine, i carabinieri del maresciallo Alberto di Cunzolo si sono mossi in tutte le direzioni, sentendo decine di persone. E se don R. C. è stato convocato dal pm perché il suo nome era scritto nella denuncia-perno del fascicolo penale (per inciso, il don, padre spirituale di Belen Rodriguez, ha ammesso di aver partecipato al sesso con don A. e la sua amante prediletta), l’amante disillusa non ha saputo fare nomi e cognomi degli altri sacerdoti. Né indicare la loro parrocchia.

Ha solamente detto ai carabinieri che lei aveva fatto sesso con altri due sacerdoti oltre a don Andrea e don Roberto: a organizzare le orge, sempre lui, l’ex parroco di San Lazzaro ora al riparo in una comunità protetta a Trento, da dove ha chiesto silenzio e di essere dimenticato. Lui, che da dieci anni guidava la parrocchia che fu di Paolo Spoladore – ridotto allo stato laicale e con un figlio riconosciutogli a forza dal tribunale – e che un mese fa ammetteva ai carabinieri che lo avevano appena perquisito di aver fatto sesso con cinque parrocchiane.

corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/
cronaca/2017/21-gennaio-2017/
orge-parroci-coinvolti-sono-quattro-2401223528978.shtml

La reazione all’attività criminale ideologica cristiano-nazista della Regione Veneto, non avviene con atti di violenza rispetto ai terroristi della Regione Veneto, ma i cittadini Veneti, molto spesso, la esercitano su sé stessi.

E’ il caso della sequenza drammatica di suicidi prodotti dalla sofferenza esistenziale che ha la sua origine nella violenza che viene esercitata contro l’infanzia e che disarma i cittadini Veneti davanti alle condizioni della vita.

Disarmare i cittadini Veneti in modo da renderli impotenti davanti alle condizioni esistenziali, è il progetto della Regione Veneto che col crocifisso violenta sistematicamente l’infanzia per permettere agli extracomunitari, che si accontentano di condizioni di vita atroci imposte dagli imprenditori del Veneto, sia in salari bassi, lavori precari, condizioni di lavoro nocive e una condizione di precariato imposta dagli imprenditori per esercitare su di loro un controllo mediante un continuo ricatto. Nelle condizioni di lavoro infami (il lavoro nero è istituzione dello Stato: disse il PM Michele Dalla Costa per legittimare lo schiavismo) sopravvive solo chi non ha nulla perché, per quanto il lavoro sia infame, a differenza dei veneti abituati a condizioni di vita più ricche, è capace di progettare nel poco.

Per contro, date le condizioni di violenza che i cittadini veneti hanno subito nell’infanzia e ancora subiscono oggi con l’uso del crocifisso i cui valori di assolutismo criminale vengono a sostituire i valori Costituzionali, davanti alle contraddizioni esistenziali il suicidio è una scelta quasi inevitabile.

Ma alla Regione Veneto sono contenti che i Veneti si suicidano. Ci godono e brindano sul sangue degli idioti che anziché reagire alla loro violenza hanno preferito ammazzarsi.

E’ di questi giorni una vera e propria strage che ha inorgoglito il crocifisso con cui Zaia minaccia di morte i cittadini veneti: “O fate quello che voglio io, o io vi ammazzo” tuona il pederasta in croce.

E così questi due studenti si sono impiccati.

Il crocifisso non dava loro nessun’altra soluzione che quella di impiccarsi.

Deve essere contento il Presidente della Regione Veneto: è il risultato di quel filo “rosso” che da Rumor e Bisaglia passando attraverso Galan e Zaia, ha insanguinato il Veneto.

SAN DONA’ DI PIAVE (VENEZIA) Ha fatto colazione insieme ai coinquilini e poi ha aspettato che loro uscissero per andare a lezione. […] lo hanno trovato morto. Si era impiccato nel bagno e aveva lasciato un biglietto di addio. A.F., 20enne di San Donà di Piave, è il secondo studente universitario veneziano fuori sede a togliersi la vita in dieci giorni. Prima di lui, a inizio gennaio, un 21enne di San Stino si era impiccato a Padova dopo aver annunciato il suicidio su Facebook. Mercoledì a Trieste lo stesso copione. Il giovane, studente di ingegneria biomeccanica, a detta di familiari e amici non soffriva di depressione. Sembrava tranquillo, sereno, eppure c’era qualcosa in lui che l’ha spinto a un gesto così estremo

corrieredelveneto.corriere.it/
veneziamestre/notizie/
cronaca/2017/20-gennaio-2017
/studente-universitario-20-anni-trovato-morto-amici-trieste-2401220386373.shtml

Quelli erano studenti e questo un cinquantenne a Villorba. In questa località si sono suicidate molte persone: questo è il terzo suicidio in una settimana.

Dov’è la Polizia di Stato?

Non dovrebbe proteggere i cittadini?

Quante persone che si sono lamentate sono state derise dalla Polizia di Stato per i loro “piccoli e stupidi” problemi? La Polizia di Stato sa benissimo che l’uomo non è creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo, cretino e deficiente rappresentato da quel crocifisso con cui minaccia di morte i cittadini. Sa benissimo che i problemi emotivi inducono a quei processi di adattamento soggettivo che plasmano la struttura psico-emotiva dell’individuo e che non intervenire sulle piccole cose, sui fastidi provocati ai cittadini, rende la Polizia di Stato responsabile degli omicidi, dei suicidi, del femminicidio e della violenza in famiglia.

VILLORBA (TREVISO) Un uomo di 50 anni si è tolto la vita poco prima delle 12 di venerdì lasciandosi travolgere da un treno alla stazione di Lancenigo di Villorba. Alcuni testimoni lo hanno visto scendere sui binari poco prima dell’arrivo del regionale diretto da Conegliano a Treviso. Il macchinista del convoglio, erano circa le 11,40, non ha potuto far nulla per evitare la tragedia ed attivato il freno d’emergenza ha bloccato il treno circa 200 metri dopo la stazione attraverso la quale il convoglio doveva passare senza effettuare alcuna fermata. Il cinquantenne è morto sul colpo e per permettere la rimozione della salma è stato bloccato il traffico ferroviario in entrambe le direzioni fino alle 13,20.

corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie
cronaca/2017/20-gennaio-2017/
uomo-si-lancia-contro-treno-terzo-suicidio-una-settimana-2401220926695.shtml

E questo?
Si è tolto la vita a 22 anni.

RECOARO TERME (Vicenza) Ventidue anni, scrive un messaggio di addio al padre e si lancia nel vuoto da una rupe, morendo dopo un volo di 200 metri. La tragedia si è consumata sabato pomeriggio a Passo Campogrosso, sul monte Sisilla, nel gruppo del Sengio Alto. A chiamare i soccorsi alcuni escursionisti, testimoni del suicidio. All’arrivo dell’elisoccorso del Suem, alzatosi in volo da Verona, per il giovane residente a Valli del Pasubio non c’era più niente da fare. Sarebbe morto sul colpo, nell’impatto con il suolo. Sul posto sono intervenuti anche i volontari del soccorso alpino e i carabinieri di Recoaro Terme. Sul corpo senza vita è stato trovato un messaggio di addio per la famiglia. Sconosciute, al momento, le cause che hanno portato il 22enne vicentino a togliersi la vita.

corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/
cronaca/2017/21-gennaio-2017/scrive
-messaggio-padre-si-lancia-vuoto-una-rupe-2401224995333.shtml

E quest’altro?
Non sapremo mai se fosse stato colpevole o meno.
Non è una cosa che ci riguarda.
Quando ha chiesto di essere sentito, il PM avrebbe dovuto correre a sentirlo. Ma il Pubblico Ministero non ha la Costituzione sui muri, ha il crocifisso con cui i Pubblici Ministeri torturano i cittadini perché loro non si identificano con i doveri imposti dalla Costituzione, ma con i principi assolutistici della monarchia assoluta rappresentata dal crocifisso.

Nell’assoluto disprezzo dei Pubblici Ministeri per i cittadini in nome del pederasta in croce (e io ne ho esperienza diretta) questo Pubblico Ministero ha fatto quanto ha potuto affinché questo individuo si suicidasse: non è forse Gentilini, compagno di partito di Zaia, che si è vantato di aver fatto distruggere campi di “zingari” per il suo tornaconto personale?



VICENZA Si è tolto la vita nella sua cella del San Pio X C. H. il sinto 40enne di Rovereto che, per rivendicare un’offesa ai propri morti lo scorso 23 giugno, in un piccolo accampamento di Zanè, avrebbe aperto il fuoco a bruciapelo contro Davide e Vianello K. del clan avverso, uccidendo il primo e ferendo il fratello. Il trentino, conosciuto come «Zan», si era subito dato alla fuga, sparendo dalla circolazione. Almeno fino a quando, ad ottobre, si era costituito ai carabinieri di Gorizia: sapeva di essere ricercato, di avere un’ordinanza di custodia cautelare ad attenderlo. Da allora H. si trovava in carcere a Vicenza. Accusato di omicidio e di tentato omicidio pluriaggravati ma pure di ricettazione e porto dell’arma usata, una Bernardelli calibro 9 risultata rubata. Nei giorni scorsi il pm Alessia la Placa aveva chiuso le indagini nei suoi confronti, ma anche degli altri 4 – la mamma Lucia, i fratelli Davide e Fulvio e il cognato P. K. - che per l’accusa avevano preso parte all’agguato mortale, per rivendicare quella bestemmia contro i loro morti. Un’offesa considerata grave, da lavare con il sangue.

C. H. aveva anche intenzione di farsi sentire dal pm, tanto che il suo legale, l’avvocato Elisabetta Costa, avrebbe depositato a giorni la richiesta. Ma il 40enne, che si trovava nel reparto a regime chiuso, considerato un detenuto di difficile adattamento, ha deciso di farla finita, usando un pezzo di lenzuolo come cappio alle sbarre della finestra.

corrieredelveneto.corriere.it/
vicenza/notizie/cronaca/2017/18-gennaio-2017/
coinvolto-sparatoria-nomadi-prende-lenzuolo-si-uccide-cella-2401214375881.shtml

I razzisti di Zaia, minacciando di morte i cittadini col crocifisso hanno continuato quel progetto della Confindustria e delle Banche con cui hanno distrutto il Veneto, la sua gente e le sue possibilità sociali.

Certamente alla Regione Veneto hanno brindato per questi suicidi. Sono il trionfo di Zaia e degli  amministratori che davanti ai cittadini sono sempre scappati come topi di fogna perché il loro progetto di violenza è la distruzione sociale del Veneto.

Facendo guerra col crocifisso ai musulmani in realtà fanno guerra alla società Veneta distruggendo ogni possibilità di futuro.

Chiediamoci domani: chi si suiciderà?
Claudio Simeoni


Nessun commento:

Posta un commento