La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 9 maggio 2017

Populismo e ignoranza veneta

Il populismo è il prodotto della stupidità
sociale. Ha il solo scopo di distruggere
la società azzerando i diritti dei cittadini.
Che cosa si intende per populismo quando ci riferiamo ad un metodo sociale di agire nella società che ha riflessi nella formazione delle Istituzioni che gestiscono la cosa pubblica?

Si intende un’idea diffusa secondo cui la società è dominata da una serie di “poteri forti” che si esprimo attraverso i partiti politici dominanti e che si contrappone ad istanze popolari, diffuse, che rivendicano una liberazione da questo dominio. Vero o presunto che sia.

E’ indubbio che nel sistema finanziario italiano esistono delle Banche che rappresentano la spina dorsale della finanza nazionale come l’Unicredito o il san Paolo. Queste banche hanno sicuramente relazioni dirette e indirette col sistema finanziario internazionale e rispondono, difficile dubitarlo, a sollecitazioni della finanza internazionale. Spesso si sono dati da fare per spacciare titoli spazzatura e altre volte si sono prestati nel proporre ai clienti investimenti ad alto rischio.

A questi colossi (come ai colossi che li hanno preceduti e da cui sono derivati per fusione e sedimentazione) c’è un populismo di micro banche, casse rurali, casse popolari e quant’altro, più o meno grandi, che hanno occupato il territorio italiano giocando con la finanza.

Il risultato della proliferazione bancaria è stato sollecitato per costruire un sottobosco della finanza che, essendo maggiormente legato al territorio, fosse più agile nel rastrellare capitali e nello smerciare titoli spazzatura o quant’altro di simile ad alto rischio. In sostanza, il risparmiatore non aveva a che fare con il bancario della grande banca in cui la burocrazia prevale sulle relazioni interpersonali, ma il bancario, il direttore di banca o di filiale, del sottobosco bancario, manteneva una relazione personale nella quale costringere il risparmiatore a far dipendere i propri risparmi. In questa condizione il bancario cessava di essere una figura impersonale al di là dello sportello per diventare una sorta di “confessore del risparmio” che raccoglieva le confidenze del risparmiatore o dell’imprenditore e, attraverso queste, costruiva un vero e proprio schedario con cui metteva a punto la sua strategia aggressiva nei confronti del risparmiatore o imprenditore “confidente”.

Il populismo bancario si diffondeva in tutto il paese. Ci fu un momento, fra gli anni ’90 e il primo decennio del 2000 in cui le filiali bancarie sembravano spuntare come funghi ad ogni angolo di strada. Bancari e broker si davano da fare per costruirsi il proprio giro di risparmiatori da mungere costringendoli ad investire.

A poco servirono le lezioni dei titoli argentini ridotti a spazzatura. A poco servì l’esperienza della Cirio, l’Alitalia, la Parmalat. A poco servirono gli esempi dei derivati. Per i bancari e i broker era l’“altro” che si è fatto “fregare”, era l’“altro bancario” che non sapeva, non lui. Lui sapeva e avrebbe consigliato bene chi aveva fiducia in lui.

Quando la crisi economica si fece più acuta, i risparmiatori delle banche dovevano essere spennati. I parchi buoi dell’azionariato dovettero essere munti e i titoli spazzatura rivelarono di essere esattamente ciò che erano: spazzatura.

Questo è il populismo.

La stessa cosa viene tradotta in politica. Volete mettere i vecchi partiti? Occupano le Istituzioni e i burocrati agivano in base a ideali sociali. Magari non erano veloci nel prendere le decisioni, ma cambiavano poco, lentamente, tendendo a salvaguardare il sistema sociale. In quel sistema le persone crescevano, facevano le loro scelte di vita e le condizioni della loro esistenza erano relativamente stabili.

Poi, in politica arrivò il populismo che trasformò ogni principio sociale e ideologico in oggetto di commercio e di contrattazione.

Si mandò in vacca l’articolo Uno della Costituzione facendo del lavoro una condizione precaria dell’esistenza sociale. Molti si fregarono le mani perché chi lavorava spesso aveva altre idee sociali o politiche. Ed entrò in sofferenza il commercio ed entrarono in sofferenza le banche. Le imprese non pagarono i fidi e le banche accumularono insolvenze.

Tutto ciò che costruiva reddito, col populismo divenne un costo.

Il lavoratore che produceva la ricchezza nell’azienda, venne considerato un costo per l’azienda. Gli “oneri sociali” che salvaguardavano le possibilità delle aziende di vendere il prodotto e di accumulare ricchezza, divennero “costi impropri”.

Le tasse, con cui si costruivano strade, sulle quali correvano i camion delle aziende; le scuole, nelle quali si formava il personale usato dalle aziende; gli ospedali, nei quali si curavano le persone fatte ammalare dalle aziende; divennero costi a cui le aziende non vollero più provvedere lavorando in nero e spesso non pagando i contributi sociali.

Il populismo concepisce solo la libertà di distruggere la società civile e il populista ha la caratteristica di identificarsi col distruttore della società civile e non con le vittime che una società civile distrutta provoca. Poi, quando è lui ad essere licenziato; quando è lui ad essere senza lavoro; quando è lui a non avere una sanità adeguata; allora il populista se la prende con i vecchi partiti e non con la sua voglia di distruggere il presente.

Il populista dice “indipendenza del nord”; ed è una cagata!

Il populista dice: “federalismo fiscale”; ed è una cagata.

Il populista dice: “prima il nord”; ed è una cagata.

Il populista dice: “rottamiamo i burocrati”; ed è una cagata.

Il populista dice: “cureremo il cancro entro cinque anni”; ed è una cagata.

Il populista dice: “cambiamo la Costituzione”; ed è una cagata.

Il populista dice: “voto ai sedicenni”; ed è una cagata.

Il populista dice: “reddito di cittadinanza”; ed è una cagata.

Il populista dice: “l’Alitalia deve essere italiana”; ed è una cagata.

Il populista dice: “spariamo agli immigrati”; ed è una cagata.

Alla fine di tutte queste cagate, i cittadini si trovano senza società civile o con una società civile in cui le Istituzioni non sono tenute a rispettare nessuna regola.

Come nessuno restituirà i soldi ai risparmiatori sottratti loro dal populismo bancario, così nessuno restituirà ai cittadini la società civile sottratta loro dal populismo politico e sociale. Domani si dovrà accumulare un altro risparmio; domani si dovrà vivere in un’altra società. Non c’è più un ritorno alle condizioni precedenti. Dopo che è passata la motosega, quell’albero, vissuto per quegli anni, non è più. Si deve piantare, se si è in grado, un altro albero e attendere altrettanti anni per riparare i danni dei tre minuti della motosega. Lo stesso è per il populismo. Distrugge il presente e lascia il vuoto fra gli uomini.

Il populismo batte i tamburi di una propaganda martellante, ma sottrae la vita ai cittadini. Come ha fatto Orsini con Marino.

Il populismo ha paura di chi lavora per arricchire la società civile; di chi affronta i problemi politici e sociali. Il populismo usa la leva del miracolo alimentando l’attesa per il salvatore. Ma la situazione sociale si modifica poco a poco. Affrontando problema dopo problema e istanza sociale dopo istanza sociale.

Per questo motivo Renzi, Berlusconi, Salvini e Grillo devono distruggere chiunque affronta i problemi sociali. Solo in questo modo possono usare lo stimolo della salvezza, della provvidenza divina, dell’uomo del destino, su cui far convergere i voti e distruggere la società civile in nome del loro potere.

Chi viene distrutto in tutto questo sono i cittadini che, privati delle Istituzioni, sono costretti a mettere in atto strategie esistenziali diverse. Strategie che comportano la compressione dei consumi e il rifiuto di fare figli. Davanti a queste scelte i populisti sono disarmati: li facciano loro i figli e spendano i loro soldi.

Populisti o non populisti, nessuna società può vivere senza i cittadini!

Claudio Simeoni


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