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Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 18 maggio 2017

Raccoglitori, operai e fallimento sociale

Se in giro ci fosse qualche sociologo un po’ meno stupido di quell’accozzaglia di buffoni cattolici che invade ogni spazio televisivo, saprebbe che una società si divide in raccoglitori e operai.

Dove il primo soggetto è colui che raccoglie l’esistente e il secondo è colui che trasforma l’esistente offrendolo nuovo prodotto funzionale al consumo umano.

Entrambe le figure portano “a casa” ciò che serve, ma mentre la prima figura sottrae quanto gli serve ad un presente in essere, la seconda figura modifica il presente per adattarlo a quanto gli serve.

Dal punto di vista sociologico a noi non interessa sapere se il raccoglitore raccoglie le more dai cespugli, rapina una banca, fa un furto con scasso, accumula plusvalore oppure, come le banche, raccoglie capitali. Il raccoglitore è la figura che rapina il presente per appropriarsene.

Che sia il ladro, il rapinatore, il Trump o il Soros, il sistema finanziario o il sistema esattoriale dello Stato, il raccoglitore si appropria di una parte dell’esistente privando l’esistente della parte di cui il raccoglitore si è appropriato.

L’operaio, e per estensione il contadino e il fornitore di servizi all’operaio e al contadino, modificano il presente, che di per sé è inutilizzabile, per creare dei prodotti atti al baratto e alla formazione della ricchezza che alimenta il commercio.

Sia il raccoglitore che l’operaio (che potremmo indicare come il produttore se questo termine non finisse per indicare anche i possessori di operai, di contadini o di terre che fanno lavorare da terzi) nella loro attività possono accumulare dei surplus rispetto a quanto richiesto dal mercato o dal consumo di riferimento.

Mentre il raccoglitore distruggerà il surplus (vedi le banche che distruggono il capitale), l’operario (come figura non posseduta) o il contadino, cesseranno semplicemente di produrre fintanto che disporranno di prodotto accumulato capace di soddisfare le richieste. Mentre la banca distruggerà i capitali raccolti, l’operaio cesserà di “lavorare” sfruttando le ricchezze accumulate.
Nella società in cui viviamo i due modelli generali che ho adottato per il mio discorso sono modelli che comprendono una percentuale di individui sociali. Tanto maggiore è la percentuale sociale di raccoglitori rispetto agli operai e tanto minori saranno le prospettive sociali; tanto maggiore sarà la percentuale di operai e tanto maggiori saranno le prospettive sociali.

Una società prospera perché la maggior parte degli individui modifica sé stessi per adattarsi ad attività di trasformazione del mondo in cui vive e trasforma sé stessi in individui capaci di trasformare il loro presente vissuto.

Una società diventa tanto più povera di prospettive future tanto minore è il numero di individui che modificano la realtà e tanto maggiore è il numero di individui che fungono da raccoglitori in quella realtà. Mentre i raccoglitori razziano il presente, l’operaio è il costruttore di un futuro possibile.

Va da sé che questo schema elementare non vuole essere un toccasana per la società, ma sta di fatto che noi stiamo vivendo in una società che ha distrutto il lavoro nella dimensione costituzionalmente determinata (quello che consente di avere un reddito capace di sostenere dignitosamente la famiglia) ha ridotto la capacità di reddito da lavoro in modo che solo gli extracomunitari, che non hanno consapevolezza dei loro diritti sociali, possano lavorare con uno stipendio ridotto finendo per distruggere le possibilità di costruire il reddito mediante il lavoro degli operai italiani. Anche le lotte per un reddito migliore si scontrano con extracomunitari che lavorano per stipendi miserevoli o strategie industriali che delocalizzano gli impianti.

Questo ha costretto le famiglie italiane a non fare più figli o a farne pochissimi. Favorisce le famiglie di extracomunitari che accontentandosi di un reddito inferiore riescono a costruire degli operai sufficientemente capaci da modificare il presente. I figli degli italiani sono, in percentuale sempre maggiore, incapaci di svolgere lavori manuali e vanno, quando possono, ad alimentare il circuito dei raccoglitori tentando di raccogliere denaro in una società che non è più in grado di produrre materialmente ricchezza.

Scrive La Repubblica:

Quasi 7 milioni ancora abitano con mamma è papà: sono il 62,5% della popolazione in quella fascia d'età. Il 35,5% è composto da studenti, il 29,7% da disoccupati, ma gli altri sono lavoratori. La media europea è al 48,1%. Pesano la precarietà del lavoro e le basse retribuzioni

In sostanza, siamo in presenza di non adulti. Non sono operai che modificano il loro presente, ma raccoglitori che sfruttano un presente esistente, quello di mamma e papa, dal quale traggono profitto senza modificare il loro presente. Raccolgono quanto mamma e papà hanno prodotto.

Scrive La Repubblica nel 2015:

Nel nostro Paese gli stranieri che hanno un'occupazione (regolare) sono 2,7 milioni: producono il 9% della ricchezza italiana e versano al fisco. Sono soprattutto colf, badanti, operai, muratori e agricoltori. A parità di impiego hanno compensi più bassi dei nostri e sono i più colpiti dagli effetti del collasso economico


Se noi conosciamo molto bene i raccoglitori, compresi coloro che usano gli operai raccogliendo il loro lavoro e pagandoli una miseria, chi è l’operaio?

Ma soprattutto, perché la distruzione di una classe operaia nazionale, come sta avvenendo, distruggerà la società italiana?

L’operaio è colui che vende la propria capacità di lavorare.

Se è vero che l’operaio è spesso dipendente di qualcuno che sulle sue spalle raccoglie la ricchezza sotto forma di capitale che viene accumulata nelle banche, è altrettanto vero che l’operaio non vende al “padrone” il proprio lavoro, ma vende “la sua capacità di lavorare”.

L’operaio vende la sua capacità di modificare una determinata merce in un determinato tempo producendo una certa qualità. Vale anche per il contadino e per il bracciante che vendono la loro capacità di intervenire e modificare una determinata realtà in un tempo dato per un risultato voluto.

Ora, modificare la realtà in un determinato tempo producendo una certa qualità porta a modificare l’operaio o il contadino che modificheranno sé stessi alimentando la loro capacità di modificare la realtà in un determinato tempo.
Ciò che gli italiani e i loro figli perdono, è la capacità di modificare la realtà in un determinato tempo per ottenere dei risultati determinati.

Per contro, una quantità maggiore di figli di italiani diventano raccoglitori che vanno dallo spaccio di droga ad attività nel “terziario” la cui funzione è raccogliere plusvalore prodotto sulle spalle di chi modifica la realtà in funzione di un risultato.

La società italiana si sta chiudendo su sé stessa in un mammismo esasperato negandosi ogni prospettiva di futuro.

Scrive l’Istat:

Meno genitori italiani. Il calo costante l'Istat lo attribuisce alle coppie di genitori entrambi italiani: i nati da questo tipo di coppia scendono a 385.014 nel 2015 e risultano oltre 95 mila in meno negli ultimi sette anni. Ciò, spiega l'istituto, avviene perché le donne italiane in età riproduttiva sono sempre meno numerose e allo stesso tempo mostrano una sempre minore volontà ad avere figli. Calano però, per il secondo anno consecutivo, anche i nati con almeno un genitore straniero, che nel 2015 sono 100.766 (20,7% del totale dei nati), rispetto ai 104.056 del 2014. Così come i nati da genitori entrambi stranieri, che nel 2015 sono 72.096, quasi tremila in meno rispetto al 2014. In leggera flessione anche la loro quota sul totale delle nascite (pari al 14,8%).

In sostanza, gli italiani non fanno più figli. I figli degli italiani non diventano operai perché i redditi sono bassi, non sanno lavorare, ritengono di non sopportare quel tipo di lavoro e la classe operaia, produttrice di ricchezza, si disgrega permettendo l’ingresso di una nuova componente sociale che avrà la capacità di modificare sé stessa in un determinato tempo per ottenere un certo risultato.

Non avere gli operai significa, non avere più la società. Ci saranno solo raccoglitori italiani che un po’ alla volta fra galera e fallimenti andranno ad ingrossare le fila del fallimento sociale.

Scrive La Repubblica il 17 maggio 2017:


Cresce la deprivazione materiale. Risale l'indicatore di grave deprivazione materiale, che passa all'11,9% dall'11,5% del 2015. In difficoltà soprattutto le famiglie di stranieri, con disoccupati, oppure occupazione part-time, specialmente con figli minori. La povertà assoluta riguarda invece 1,6 milioni di persone, il 6,1% delle famiglie che vivono in Italia. Però se si considerano le famiglie, e non gli individui, poiché quelle povere in genere sono famiglie numerose, l'incidenza della povertà assoluta individuale è più alta, arriva al 7,6% della popolazione.

Il 28,7% a rischio di povertà o esclusione. Sono molte di più le famiglie a rischio di povertà ed esclusione sociale: il 28,7% della popolazione. La quota quasi raddoppia nelle famiglie con almeno un cittadino straniero.

Occupazione di bassa qualità. L'Istat conferma l'aumento dell'occupazione, anche se sui 22,8 milioni di occupati del 2016 mancano ancora all'appello 333.000 unità nel confronto con il 2008. Inoltre, e questo spiega l'impoverimento di una parte consistente della popolazione, si tratta soprattutto di occupazione nelle professioni non qualificate (l'aumento su base annua è del 2,1%). Diminuiscono operai e artigiani (meno 0,5%). Cresce moltissimo il lavoro part-time, e quello in somministrazione aumenta del 6,4% su base annua. Il lavoro determina l'appartenenza alle "nuove" classi sociali: nella classe dirigente nove occupati su dieci svolgono una professione qualificata.

I raccoglitori hanno voluto distruggere gli operai e nel distruggere gli operai hanno distrutto la società italiana. Non si tratta solo dei prodotti che verranno confezionati anche da personale straniero sottopagato, ma si tratta di quel patrimonio sociale di competenza che si forma mediante trasformazione soggettiva che era il vero capitale umano costruito per trasformazione degli individui nel portare a termine i loro compiti.

Hanno fatto sparire quella qualità dell’essere italiano.

E’ indubbio che i raccoglitori faranno affari. Continueranno a fare affari con una società sempre più povera di capitale umano e questo comporta prospettive di futuro che non sono considerate dagli attuali analisti sociologici per i quali ogni singolo uomo è solo un numero che compone greggi di pecore da portare al macello della vita.


Claudio Simeoni

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