La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 3 giugno 2017

Antonella Trevisan sindaco: l'etica nella pubblica amministrazione

Ci si è dimenticati che cosa sia
l'etica sociale. Ogni ciarlatano si spaccia
per politico. Colpa dei politici che
non hanno emarginato i ciarlatani.
Ci sono accozzaglie di individui immorali che stanno vegetando sul fallimento dei vecchi partiti politici.

Individui che, anche senza l’attesa del giudizio della magistratura, rappresentano forme di mafia, di truffa, di inganno e, in generale, forme criminali che al di là del valore giuridico di intenzioni e azioni, rappresentano il marcio morale di una società civile che ha il suo riferimento nei doveri che la Costituzione impone alle Istituzioni.

Io non entro nel merito delle azioni giudiziarie che riguarda la magistratura e non vado a dire se una persona è colpevole o innocente, ma i fatti mi indicano se quella persona commette azioni socialmente infami (come la truffa e la corruzione) che per essere commessi necessitano di un ruolo Istituzionale o istituzionalizzato (come il capo del personale di un’azienda) non poso pensare che userà le ogni Istituzione a cui ha accesso per reiterare il medesimo reato o il medesimo comportamento ambiguo.

E’ il caso di Antonella Trevisan sponsorizzata da quel trafficante di lavoro interinale qual è Brugnaro la cui attività è una continua aggressione a tutti i cittadini di Venezia in funzione di interessi eversivi nemici dell’articolo 1 della Costituzione.

A mio avviso, ogni persona sponsorizzata da Brugnaro, non è una persona politica ma appartiene ad un circuito di interessi che si può ricondurre a comportamenti pseudo-mafiosi come quelli messi in atto da Brugnaro contro le legittime richieste dei Vigili Urbani di Venezia che sono state sostenute dalla magistratura contro le prepotenze di Brugnaro.

I sistemi mafiosi per poter trionfare devono distruggere il tessuto sociale, disarticolarlo in modo che il tessuto sociale non faccia più riferimento alle Istituzioni, ma ai singolo individui che usano le Istituzioni per fissare clientele e formare un proprio potere personale.

Scrive sul sito http://www.trevisansindaco.it/ Antonella Trevisan:


Cinque anni fa volevamo tutti il cambiamento, ora ci sentiamo traditi, disillusi.
Oggi è tutto bloccato, congelato, immobilizzato dal partito del no, del forse, del mai.
Ecco perché ho deciso di metterci la faccia e mi sono candidata a Sindaco, con un progetto civico, trasversale, sostenuto da alcuni partiti, ma aperto a tutti coloro che hanno a cuore la cura della nostra città.
Non è più il tempo di scelte ideologiche: occuparsi delle buche, dei marciapiedi, degli asili, non è né di destra né di sinistra. Non è più il tempo di essere solo onesti e trasparenti: bisogna saper fare le cose e avere le competenze necessarie.
I miei genitori, Lucio e Fleride, hanno lavorato come operai turnisti alla Mira Lanza e mi hanno trasmesso il senso del dovere e dell’umiltà. Questi sentimenti sono condivisi con tutta la squadra di candidati consiglieri comunali: 71 cittadini di Mira, di tutte le frazioni, con diverse esperienze e capacità, che conoscono il territorio ed hanno energia, entusiasmo e determinazione.

Tratto dal sito:

http://www.trevisansindaco.it/

Si fa forte di essere figlia di operai esattamente come Brugnaro, il trafficante di lavoro interinale.

Come se chi ha vissuto alzandosi tutte le mattine o facendo i turni di lavoro non avesse avuto i traditori criminali che hanno precarizzato il lavoro togliendo loro la sicurezza.

Così veniamo a sapere in che cosa consiste il concetto di “senso del dovere” e “dell’umiltà” che Antonella Trevisan si attribuisce.

Non ci si deve stupire se La Nuova Venezia se ne esce con un articolo che ci racconta:

Rimborsi gonfiati, licenziata Antonella Trevisan

La manager avrebbe chiesto indebitamente ottomila euro in più del dovuto alla Burgo Group per cui lavorava come responsabile del personale in uno stabilimento.  È candidata sindaco del centrodestra
di Alessandro Abbadir

03 giugno 2017


MIRA. Licenziata nel 2013 perché avrebbe chiesto indebitamente oltre 8 mila euro di rimborsi: la vicenda finisce in tribunale. Protagonista del caso è Antonella Trevisan, candidato sindaco per il centrodestra a Mira alle elezioni di domenica 11 giugno. Giovedì mattina, davanti al giudice civile Paolo Talamo in Tribunale a Vicenza, si è svolta un’udienza del procedimento in cui l’ex datore di lavoro, la società Burgo Group spa, la più grande cartiera del sud Europa con sede ad Altavilla Vicentina, (avvocato Claudio Damoli), ha impugnato la sentenza che in prima battuta sulla questione del licenziamento aveva dato ragione a Trevisan (avvocato Luciano Gazzola).
Al centro della battaglia giudiziaria, il licenziamento deciso dalla Burgo nei confronti di Trevisan, allora responsabile del personale degli stabilimenti di Villorba (Treviso) e Chiampo (Vicenza), assunta nel 2012 con un contratto a tempo determinato di 3 anni. Il provvedimento risale all’8 agosto 2013, anticipato il 31 luglio 2013 da una contestazione disciplinare con sospensione cautelativa dall’attività lavorativa, che Trevisan aveva ricevuto il 31 agosto 2013, nella stessa data in cui le era stato notificato il licenziamento.
La Burgo Spa aveva contestato alla dipendente gravi irregolarità sia sulla richiesta di rimborso delle spese del Telepass personale (1. 916 euro), che secondo l’azienda non erano autorizzate, sia nelle richieste dei rimborsi chilometrici. Trevisan infatti si era accordata con l’azienda per un rimborso chilometrico complessivo di 2.400 euro annui per gli spostamenti tra lo stabilimento di Chiampo e quello di Villorba.
Secondo l’azienda, invece, Trevisan aveva chiesto per 12 mesi – tra maggio 2012 e aprile 2013 – rimborsi chilometrici per 9.124 euro, di cui 5.604 nel 2012 e 4.268 nel 2013. Ma il rimborso massimo consentito, così come da accordo, era di 2.400 euro. Trevisan avrebbe dunque richiesto un rimborso chilometrico non dovuto di 6.724 euro.
Contro il licenziamento, Trevisan aveva presentato ricorso. La donna, attraverso le memorie difensive, aveva spiegato che intorno a lei si era creato un clima ostile e che di fatto il licenziamento era da addebitarsi ai troppi giorni di assenza collegati ai postumi di un incidente stradale molto grave in cui era stata coinvolta qualche mese prima.

[...]

Leggete il resto dell'articolo all'indirizzo:

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2017/06/03/news/rimborsi-gonfiati-licenziata-antonella-trevisan-1.15431651

A me non interessa sapere chi ha torto o chi ha ragione fra l’azienda e Trevisan, dico che la contestazione consiste nel contendere dei soldi, in questo caso in forma di rimborsi, rivendicati in maniera che l’azienda ritiene illegittima. Che sia legittimo o che non sia legittimo, è una questione che non riguarda la società civile, ma il giudizio della magistratura.

La società civile deve chiedersi: quali sono gli interessi di Antonella Trevisan? E’ adeguata al ruolo di sindaco o si può pensare che il ruolo di sindaco sia la condizione che gli permette di occuparsi degli affari suoi?

Non ha problemi giudiziari perché ha manifestato contro il sindaco in carica che non copre le buche sulle strade. Ha dei problemi giudiziari per dei soldi contesi.

Ora, se una persona commette un omicidio io non sono tenuto a pensare che quell’omicida possa essere un pessimo amministratore pubblico. Ma se una persona usa una “carica in una azienda” e l’azienda, a torto o a ragione, gli contesta di aver usato la sua funzione e il suo lavoro per appropriarsi di un vantaggio economico, posso presumere che una volta arrivato ad essere sindaco di un paese usi la sua carica per assicurarsi dei vantaggi economici al di là che tali vantaggi siano legali o illegali.

Trevisan si presenta ad essere eletta sindaco con una coalizione di destra che ha annientato la sicurezza del lavoro e chiede voti perché i suoi genitori erano operai. Mi sembra eticamente molto squallido.

Come per Brugnaro che ha raccolto voti a Venezia, dove molti elettori avevano memoria di suo padre, che era un operaio piuttosto famoso per le sue “poesie”, ma lui era un individuo che viveva dando in affitto carne umana in contratti precari. Era illegale? La legge lo consente, ma non l’etica esposta dalla nostra Costituzione: il lavoro non è oggetto di commercio, è ciò su cui si fonda la nostra Repubblica. Proprio perché il lavoro è la struttura fondante la nostra Costituzione, chi fa commercio di lavoro va equiparato, moralmente, a quello dello schiavista. Chi fa commercio di lavoro sviluppa la mentalità del trafficante di schiavi e reputa la società civile una preda per il suo tornaconto personale. Sono le nostre azioni che costruiscono la qualità delle nostre idee. Eleggendolo sindaco di Venezia, si sono introdotte nell’amministrazione pubblica tutte quelle contraddizioni funzionali alle sue esigenze di precarizzare il lavoro.

Ho sempre più l’idea che le prossime elezioni si stiano svolgendo fra gruppi che, perso il senso della politica, hanno interessi di controllo del territorio forti della presenza di cittadini violentati e demotivati in nome della sottomissione al crocifisso.

Claudio Simeoni


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