La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 7 maggio 2018

Marxismo e cristianesimo



L’ideologia cristiana, per bocca del suo dio creatore, dice all’uomo che cosa l’uomo deve o non deve fare. Il cristiano non discute gli ordini del suo Dio ma, dal momento che il suo Dio non esiste, gli ordini vengono imposti da una gerarchia di comando che afferma di cogliere la sua legittimità da Dio.

Al contrario, il marxismo analizza la realtà sociale e considera il vivere dell’uomo in questa realtà sociale.

Al marxismo non interessa l’esistenza di Dio, interessa quanto la gerarchia che domina l’uomo afferma in nome del suo presunto Dio.

Ne segue che il marxismo non si confronta col Dio quale modello della religione cristiana, ma con gli ordini che di volta in volta la gerarchia cristiana impone agli uomini in nome del suo Dio.

Questo, secondo me, è un errore perché non mettere sotto analisi critica il Dio dei cristiani, il Gesù dei cristiani. Significa voler considerare l’ideologia cristiana fuori dal contesto umano e irrilevante per la vita degli uomini. Comunque sia, il marxismo non affronta il Dio dei cristiani perché, secondo il marxismo, il Dio dei cristiani è fuori dall’orizzonte della vita degli uomini.

Il marxismo è assolutamente indifferente al Dio dei cristiani perché l’analisi marxista è l’analisi della realtà che l’uomo vive.

Quando ci sono comportamenti riconducibili al marxismo?

Proviamo a considerare questa citazione dal Capitale:

“E’ pura tautologia dire che le crisi provengono dalla mancanza di un consumo in grado di pagare o di consumatori in grado di pagare. Il sistema capitalistico non conosce altre specie di consumo all’infuori del consumo pagante, eccettuato quello “sub forma pauperis” o quello del “mariuolo”. Il fatto che merci siano invendibili non significa altro se non che non si sono trovati per esse dei compratori in grado di pagare, cioè consumatori (sia che le merci in ultima istanza vengano comperate per consumo produttivo ovvero individuale). Ma se a questa tautologia si vuol dare una parvenza di maggiore approfondimento col dire che la classe operaria riceve una parte troppo piccola del proprio prodotto, e che al male si porrebbe quindi rimedio quando essa ne ricevesse una parte più grande, e di conseguenza crescesse il suo salario, c’è da osservare soltanto che le crisi vengono sempre preparate quando da un periodo in cui il salario in generale cresce e la classe operaia “realiter” riceve una quota maggiore della parte del prodotto annuo destinata al consumo. Al contrario, quel periodo – dal punto di vista di questi cavalieri del sano e “semplice” buon senso – dovrebbe allontanare la crisi. Sembra quindi che la produzione capitalista comprenda delle condizioni indipendenti dalla buona o cattiva volontà, che solo momentaneamente consentono quella relativa prosperità della classe operaia, e sempre e soltanto come procellaria di una crisi.”

Karl Marx, Il capitale, Libro secondo, Editori Riuniti, 1994 p. 429 – 430

Questo è marxismo. Ma marxista è il comportamento della struttura del capitale (e della finanza) che programma le crisi economiche e marxista è il comportamento dell’operaio che nel momento di “non-crisi-economica” comprime i consumi in vista delle condizioni che saranno provocate dal capitale e dalla finanza per comprimere il suo salario.

Come nella crisi fra il 2007-2008 e il 2018. Quella crisi è stata voluta per distruggere i livelli salariali in Italia precarizzando all’ennesima potenza le condizioni di lavoro. Solo gli operai che hanno compresso i consumi e hanno capitalizzato le condizioni nelle quali lavoravano nel periodo precrisi sono riusciti a sopravvivere. Nello stesso tempo, solo le aziende che hanno compresso i debiti verso il sistema bancario sono riuscite a sopravvivere. In compenso, tutta la struttura del lavoro, le persone, che non sono state inserite stabilmente in ambiente lavorativo, hanno depauperato la loro professionalità e le aziende, una volta che la crisi economica inizia a terminare, sono prive di personale formato per riprendere a guadagnare.

All’analisi marxiana che avrebbe permesso di affrontare la crisi, si oppone la “speranza nell’intervento di Dio” dell’ideologia cristiana che pone le cause della crisi economico nella volontà e nelle decisioni di Dio deresponsabilizzando sia il capitale che l’apparato finanziario.

L’apparato finanziario risulta deresponsabilizzato dai danni prodotti dalla crisi che ha organizzato perché il responsabile è la provvidenza di Dio e nessun capitalista può essere imputato per i danni che ha fatto. E Dio, secondo i cristiani, ha mandato la crisi per “far del bene all’uomo”.

Chi ha prodotto la crisi, il capitale produttivo e il capitale finanziario in collaborazione con le Istituzioni dello Stato, hanno agito secondo l’analisi marxista. Gli operai che si sono tutelati in vista di una possibile crisi, hanno agito in maniera marxista. Coloro, capitalisti che confidavano nella provvidenza e nella loro furbizia, hanno agito cristianamente come cristianamente hanno agito quegli operai che ritenevano il padrone (o banchiere) per volontà di Dio e confidavano in lui ignorando le trasformazioni di un mondo che li avrebbe ridotti in miseria.

07 maggio 2018

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